Sono una Fata, luminosa, eterea, evanescente. Sono una Fata, una Fata vera. Non faccio magie, non ho la bacchetta con la stella, non volo, sto con i piedi per terra. Sono una Fata, premurosa, dolce, a volte odiosa. Se le fai un regalo avvolto in carta pecorita, non le accetta, e chi lo fa lo aspetta. Sono una Fata, allegra, amata e spensierata. Non chiedo nulla, non desidero altro che il respiro, non voglio castelli ne brutti e ne belli. Sono una Fata, sognatrice, fantasiosa e concreta. Felice solo di respirare, di vedere la natura, e di guardare il mare. Sono una Fata.
Chi è la Fata? E' l'autrice che si identifica in essa per esprimere giocosamente la sua personalità. Il dipinto sarà in mostra sino al 6 agosto nella Zanon Gallery Via di Tor di Nona, 45 Roma. Rosalba Falzone
Giunse mutevole allo sguardo degli astanti l’accesa fiamma labile carezza evanescente che sfiorava la mente. Ebbi fermento, giocose forme d’acqua al tocco della luce apparivano festose da quel sipario mobile recitavano scintille versi di un poetare fluido assumevano sembianze di corpi filamentosi urlando rabbia repressa si dileguavano nel profondo. Vennero in superficie lacrime di alghe verdi capelli danzanti ondeggiavano al cospetto di rugose pietre, qualcuno dall’altra parte rimase silenzioso ad ascoltare il palpito delle parole andate. Ed ebbi pensieri statici circoscritti all’imbrunire, forme chiassose del mare quietavano il loro impeto su strade baciate dal vento, gettavano reti due pescatori a largo trama rossastra sospesa nel fondo attendeva la preda prigioniera d’argento, tirava un sospiro l’uomo al timone fissava l’orizzonte schiaffeggiato dal mare. I miei occhi al cielo di ponente mi portavano alla deriva, nuvole alte davano forma alla mia anima.
"Il mare è una forma avvolgente, un’onda che trascina alla deriva sospiri e lacrime, un riflesso di luce che assume sembianze di pensieri in fermento, dove poter baciare le nuvole, che navigano il cuore, abbraccio azzurro dell’anima. Pietro Vizzini"
A volte... dove finiscono i sogni... c'è una spiaggia deserta per riflettere per ritrovare se stessi e d'un tratto scorgi una porta che prima non c'era che non avevi visto il destino aspetta che bussi o che apra che abbia la forza di stringer la mano ch'oltre quella porta attende la tua per condurti in altri sogni più maturi più consapevoli di una vita più vera alla ricerca di un solo lampo di felicità.
Questa poesia nasce da una riflessione in merito ai momenti di difficoltà, quando si è costretti a scendere dal treno e ci si sente disorientati, quando si perde la bussola del proprio percorso o finiscono i sogni, spesso infranti, e ci si ferma, in attesa di capire il perché e quale sarà la nuova direzione; si scopre poi, inaspettatamente, che il destino propone nuovi treni, nuove occasioni, nuovi incontri e con un po' di coraggio e fiducia si può stringerne la mano per riprendere il viaggio verso la felicità...Ivan Vidori
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