"Scrivere poesie non è difficile; è difficile viverle." (Charles Bukowski)

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Per quel che mi riguarda poesie, racconti e musica

giovedì 3 dicembre 2009

Via della Pietà di Fabrizio Di Palma



















Via della Pietà

Te scordi ogni tanto de avella
E soprattutto non te ricordi mai de falla
Fai schifo dietro all’ombra der bastone
Te degni de fà solo er padrone
Ricordete pero’ omo leggero
Che un giorno sarai tu er passeggero
E sì ppè caso guido io
Vendichero la fame a nome mio
Ma siccome de te so’nfame manco a metà
Sicuramente me scapperà a pietà.


(Foto, Fabrizio Di Palma)


Sono Spesso disturbato, annoiato e stanco delle solite notizie, del buonismo della finzione nascosta e coperta da atteggiamenti COLORATI. Poi per strada leggo il nome di questa via, e piu’ di mille bandiere, esplode un sentimento uno “strillo” un basta, ma lo so’ NUN BASTA”. Lo zozzo è indelebile.

Non ho tante parole, per questo ho scritto la poesia. Fabrizio DI PALMA.


mercoledì 2 dicembre 2009

BRUMA AUTUNNALE di Wanda Allievi

Sola vago nella nebbia mattutina,
ed il mio viso si confonde,
la mia anima si perde…
tra campi umidi…
di gocce di rugiada,
tra delicati fiori sonnolenti,
che ancora, chiusi ed abbracciati,
si riparano dalle prime intemperie,
dell’ancor mite…
e dolce freddo della notte.

E sempre sola, mi addentro cauta…
lasciando un’ombra opaca,
una leggera scia di malinconia…
in questa bruma autunnale,
che diventa, sempre più fitta e spessa,
e mi riveste, mascherando il mio profilo,
ormai quasi invisibile ed etereo,
sfumando lentamente nell’oblio,
i miei pensieri, le mie parole…
i ricordi del mio cuore.


A volte, quando i ricordi non sono solo ricordi sereni, che ci fanno star bene, ma sono ricordi che ancora ci turbano nel profondo; ecco quando questi ricordi ci fanno star male, allora vorresti sparire, sfumare lentamente nella nebbia, e rinascere in una nuova vita oltre la nebbia, dove un sole splendente ci accoglie, cancellando e lasciando indietro ciò che ancora turba il nostro cuore.


lunedì 30 novembre 2009

Ti cerco di Albertina Piras

Dove ti troverò amico mio?
Forse sotto un cielo
coperto di stelle?
Sarà lì che ti troverò?
Sì, perché tu non sei
fra la gente
che mi sta accanto,
che oggi è con me
e domani è contro di me.
O forse sono io
nevrastenica,
che non so dialogare,
che non ascolto
le ragioni degli altri.
Forse anche tu
vuoi dirmi questo,
amico mio.
Forse tu vuoi placare
la mia ira,
per questo taci
quando io
mi lamento.
Oppure pensi
che in quest'istante
solo tu
puoi essermi amico,
così come io penso
che solo tu puoi comprendermi.
E' così, amico mio?
Dimmi, è così?
E intanto ti cerco
e continuerò a cercarti
volando nella notte
coperta di stelle.

" A volte ci capita, pur avendo tanti amici, di sperimentare momenti di incomprensione, di solitudine. Dipenderà da noi, dipenderà dagli amici, fatto sta che c'è qualcosa che da loro ci separa. Ma il bisogno di comunicare ci è prezioso come l'aria che respiriamo ed allora ci rivolgiamo a un amico immaginario, testimone del tempo che legge fin nel profondo del nostro cuore. Esisterà davvero quest'amico? Chissà. L'importante è che noi riusciamo ad aprirgli il nostro cuore." (Albertina Piras)

(Foto: L'Amiczia di Elisabeth D'Amico-fotommunity)


domenica 29 novembre 2009

Vommero Antico di BRUNO ZAPPARRATA













Vommero Antico

Tiempo 'e tammorre, triemmolo p''e vvie,
cadono 'e ffronne e 'o cielo se fa scuro,
frusceàno ll'aria mille e cchiù buscie,
tremmano prete e Cristo nfaccia 'o muro.
A i' lloco, n'ata festa culurata
cu lluce, adduobbe e smargiassate 'e lusso,
dint''a na tratturia na tavuliata,
femmene cu 'o rrussetto mpont' 'o musso...
Vommero antico, n'albero 'e castagne
rimasto quase a pigno d''o passato,
quanno saglievo a pede p''e campagne
e ll'ommo nun t'aveva stravisato...
Mo ca 'e tammorre stanno nfunno, a mmare,
e'e tratturie hanno nzerrato 'e pporte,
stutata è 'a festa, e dint''e notte chiare
cadono 'e ffronne, sinfunia d''a morte...
Cadono 'e suonne mmiezo a cchesti vvie,
ll'urdema fantasia d''a giuventù,
e nun so' stelle ma, malincunie,
chelle ca staje vedenno pure tu.

Commentare per me questa poesia dovrebbe risultare essere facile, vomerese dall'età di Vent'anni sino ad oggi.Il Vomero località amena in collina a circa 300 metri sul livello del mare è stato il sogno e l'ispirazione di tante generazioni. Non a caso in una famosa poesia di Salvatore Di Giacomo si recita "Maggio na tavernella.." ebbene, quella tavernella nei pressi di piazza Vanvitelli, annessa alla stazione di una delle tre funicolari che collegano il centro della città con il Vomero, e precisamente quella di Chiaia che porta a piazza amedeo, Via dei Mille, c'era e sopravviveva sino ad una trentina d'anni fa questo ristorante che affacciava sui giardini della Floridiana, Villa Lucia e Via Palizzi . Mi rendo conto che per i napoletani, diciamo in esilio, questa descrizione è foriera di nostalgia e malinconia ma va, secondo me descritta. Poi tante canzoni hanno cantato l'amenità del Vomero, nome dalla punta dell'aratro perchè era tutta campagna una volta e predominavano i broccoli di foglie in coltivazione, vero è che i vomeresi venivano soprannominati père 'e vruoccule (piedi di broccoli)Per le canzoni una su tutte "Vommero prufumato Suonno d''e nnamurate, ca sagliono a dispietto ma...scenneno abbracciate" a dire che il vomero tutto leniva e faceva dimenticare riappacificando anime e cuori.Lo stadio di calcio che ci ha visto crescere, le piedigrotte al terzo giorno di festa e tante altre bellezze che con il tempo ed il modernismo sono andate estinguendosi rendendolo sempre bello, si ma convulso e quasi impraticabile. Io che al Vomero ho abitato dall'eta' di 20 anni e prima avevo la comitiva con colleghi dell'Istituto di ragioneria e poi Università, posso solo ricordare dei magnifici occhi moreschi, quanti amori e quali amori! Ecco perchè muoiono le ultime fantasia di una gioventu' che vola via. Bruno Zapparrata Non ho tradotto il verso della canzone che pur in napoletano risulta essere chiarissimo.



Postata nei commenti trovate la traduzione della poesia fatta dello stesso autore.

venerdì 27 novembre 2009

'A LA ME'MUSA' di Rita Elia

(Sabucina-Rosalba Falzone)
















'A LA ME'MUSA'


Menu mali ca aju a ttìa,
menu mali oh Musa mia!
Nun è tutti ca ci l'hannu
e ju mi sentu furtunata;
trovu sempri cumpagnia
quannu sula e cu' l'affannu
tu mi duni la to' puisia.
Ti ringraziu oh Musa mia!
Tu nun sì 'na gran signura,
nun hai vesti di gran dama,
nun sturìi littiratura,
ma sì fina pi natura!
Tu mi parri nsicilianu
comu parra la me' terra:
nta lu scrusciu de marusi
nta lu ciatu di lu ventu,
nta li ciauri e nte culura,
nta lu suli e nte sapura.
Tu mi parri nsicilanu
comu lu sangu ca aju nte vini;
nto dialettu de me' nanni,
di la genti di 'na vota,
forti semplici e sincera...
ginirusa pi natura...
comu li vrazza di 'na matri...
quannu abbrazza la so' criatura!


dal libro "La vita...ciuri d'amuri! Ed.Gasm

Ritengo la mia poesia semplice,spontanea,naturale.
Una Musa,la mia che non ha nè lauree,nè ricchezze e che mi parla come la natura della nostra terra di Sicilia. Rita Elia




Postata nei commenti trovate la traduzione della poesia fatta dalla stessa autrice.

mercoledì 25 novembre 2009

SALIRE DAL FONDO di Massimo Imperato

Ho toccato più volte il fondo.
Sgretolata la paura,
coi piedi ho scostato la melma.
Soffocare no.
Non potevo ingoiar
quell'obrobriosa melma.
Piedi battuti forte, reattivi,
spinti da un istinto ignoto.
Così ho spiccato il salto.
Così ho allontanato il fondo.
E poi giù. Di nuovo.
Ho picchiato più forte.
E ancora e ancora
fino a trovare l'aria.
Nuovo, assaggio un respiro.
Uno. Prima di ripartire
per l'ultimo rimbalzo.
Voglio toccare il sole.


Nei momenti peggiori mai darsi per vinti. Ma ce ne sono alcuni in cui sei ad un passo dalla fine. E' li che bisogna raccogliere le forze. Anche se si prova il sapore della melma in cui si sprofonda. Anche se non si riesce subito a tornare a galla. Mai arrendersi se si vuole arrivare al sole!


martedì 24 novembre 2009

A te Amico Questo mio Presente di Maria Savasta

Consegno al vento
il tuo amore,
perché sia aria
dei continenti,
e ovunque io vada
respiri te...
Lo depongo
con grazia
nelle acque
perché spenga
la mia fiamma
e mi disseti:
e bevo te.
Lo scrivo
su un pentagramma
perché sii
mia gioia e mio canto:
e ascolto te.
Lo dono agli Angeli
perché m'accolga
nei tuoi cieli:
e veda te.
E a te, AMICO
questo mio presente
carme del mio amore
perché riscaldi
i tuoi freddi giorni
e i tuoi figli
dicano:
'cantalo ancora'

Ho scritto questa poesia di getto, il mattino di martedì 17 Novembre 2009.
Ero sola coi miei pensieri, i miei ricordi, il mio dolore. Come al solito prima di iniziare a dipingere e continuare nella stesura del mio libro, do uno sguardo alla posta: fra decine e decine di mail, una mi commuove profondamente, è di un AMICO!
Due lacrime mi bagnano il viso e m'accorgo di respirare la stessa aria del mio Amore, di sentire il suo profumo nel vento, di dissetarmi nell'acqua dello stesso pozzo e bere nello stesso calice..., sentivo l'affetto degli amici e il respiro caldo e odoroso che emanava la mail dell'amico lontano che m'incoraggiava sostenendomi...
In lui ho percepito l'affetto di tutti gli amici, e gli ho risposto con questi semplici versi, senza pretese, ma intrise del mio amore." (Maria Savasta)

(Dipinto: Squarcio d'infinito-Maria Savasta)

domenica 22 novembre 2009

CAOS DI PAROLE di Wanda Allievi

Vorrei che…
Fosse silenzio di frasi dette,
e di frasi non dette
Fosse silenzio di parole scritte,
e di parole non scritte
Fosse silenzio di tutto,
ma soprattutto, silenzio del mio cuore.

Io vorrei che…
Fossi oblio di frasi,
dette e non dette
Fossi assenza di parole,
scritte e non scritte
Fossi spoglia di profonde emozioni,
ma, un caos sofferto di frasi e parole,
turba il mio cuore.


Poesia che sarà pubblicata a dicembre sul libro "Poesie del nuovo millennio" casa editrice Aletti

A volte, quando le parole e le emozioni turbano profondamente, e disturbano la serenità interiore, vorrei che tutto fosse silenzio, fuori ma soprattutto dentro di me!



Rara versione di We Have All the Time in the World di Louis Armstrong

sabato 21 novembre 2009

Nun chiammà di BRUNO ZAPPARRATA

Quanno 'a mente se perde,
luntano, mmiez''o vverde,
e'e stelle a' una a' una
appicciano sti suonne,
vaco cercanno 'a luna
sul'io mmiez''a chest'onne...
Silenzio pe stu mare,
sulo nu sciuscio 'e viento,
voce 'e nu marenaro
fra musica 'e turmiento...
E' nu mutivo chiaro,
sta musica è lamiento...
Ma che te cerco a fa', mmiez''a chest'onne
si' già cammine dint'a' n'ata via
e nun tremma' si tremma 'a voce mia,
nun appiccia' chiù suonne cu 'e buscie.
Nun te scetà stanotte, nun penza',
lassa ca 'a vita scorre e se ne vola,
lassa ca 'o tiempo ferma na parola,
suonne senza parlà, e nun chiammà...


Quante volte ci si è trovati nella nebbia mentale dei pensieri, quante volte si è agnognato l'oblio, quante volte ci siamo domandati che significato ha il luogo comune "siamo nati per soffrire" . Allora mi sorge un dubbio, vuoi vedere che siamo stati mandati sulla terra ad espiare con la cancellazione totale di chi eravamo realmente dal cervello? Fantasie, si fantasie che però portano a divagazioni ineluttabili, e la prima sofferenza dell'essere umano è la mancanza d'affetto la disperata ricerca dell'amore, non soltanto fisico come oggi impera nelle comunicazioni di massa piccole e grandi che siano e che spesso portano a far nascere dei malintesi sin dai primi approcci, ma di quell'amore che aiuta giorno per giorno a sopravvivere, che da speranza, che da quel poco di serenità che ad ogni essere umano è necessaria.Questa è una classica poesia napoletana con il concetto dell'amore sparito stilata in doppia musicalità usando due metriche diverse ma con l'identico afflato si da ricavarne un'unica melodia. Il concetto è appunto un grido disperato di dolore, tra una vana ricerca, tra gli elementi presenti ostili e la rinuncia forzata ma con un avvertimento che nelle pieghe traspare con amore, senza minacce ma dolcemente gli ultimi versi recitano con chiarezza il pensare e l'invito a sognare in silenzio e se caso mai qualche ripensamento... a non chiamare. (Bruno Zapparrata)




Postata nei commenti trovate la poesia tradotta dallo stesso autore, grazie.

venerdì 20 novembre 2009

Nascerà ancora..........di Annamaria Fulgione

La nebbia ha cancellato
dal mio corpo,ogni traccia
del forte calore del sole
tanto da non sentirne
più nemmeno il tepore
Anche il mare adagiando
uno sù l'altro i suoi
splendidi colori
sembra solo troppo
al mio sguardo
Ed io,
con l'occhio sospeso,
su un un amore,
che credevo sparpagliato
tre le strade del nulla,
con la memoria guardo
gli abbracci dolci di
due corpi sotto una
fievola luce lunare
e la mente esulta
gioisce sogna
ancora amplessi lunari
Ma perchè sognare?credere?amare?
M'ama non m'ama nascerà ancora?
Ma ecco che il cuore,
pietra di lava ormai....
si accende,si spegne
sgomenta non cedo al destino,
con fare felino agguanto
il ricordo
nascerà di nuovoil tuo amore
per me
e sarà la vita e non più
dolorosa notte
nascerà si ancora nascerà ...

Da i miei scarabocchi,dedicata a me che amo la vita la sfuggevole vita e ai ricordi che fanno sognare .....prima di andare venderò il baule dei miei sogni ,non valgono molto materialmente,ma hanno la capacità di sconfiggere la malinconia la noia di vivere.....nel baule troverete anche tante scarpe con tacchi impossibili ,sono la mia passione ed un sogno perchè indossarle è impossibile........siate clementi con me oggi .........ho scritto in piedi dedicata alle amiche bellissime della panchina viola che bacio ed a gabriele prignano ed a tanino ferri a cui piacciono le mie zippole ed a mio marito che amorevolmente mi cura .............diciamo(Annamaria Fulgione)




(Dipinto: Spiragli di Luce-Vincenzo Manca)

giovedì 19 novembre 2009

Bambola di pezza di PIETRO VIZZINI

Questa notte il buio,
tra le mie dita
cera colata di candela
ora accesa, ora consumata.
Lambiva una tenue luce
posata tra i cuscini
porcellana rosa,
viso gentile
labbra appena accese,
sembrava una bambina.
Tra giochi e abbracci
stringeva a sé
annodati come lacci
i suoi capelli chiari,
la bocca inaridita
senza il sorriso
cantava la sua nenia infantile.
La ricordo ancora adesso,
bambola di pezza
cucita, ordita per il silenzio
rinchiusa tra le ombre,
sguardo di stoffa
lacrime inzuppate
sulla sua pelle
di cotone azzurro.
Restava in attesa
di un altro schiaffo ancora
“eccolo, adesso….
no è solo un rumore,”
passi che arrivavano svelti
colpi sferzati
violenti sulle ginocchia,
sangue dalle labbra,
un’ombra allo specchio
dietro quella tenda
odore di muffa,
veloce il suo respiro
boccheggiava di dolore
congelando aiuto.

Se potessi un giorno
diventare di porcellana
delicata e fragile,
potresti dire
di essere amata.


Questa poesia può avere diverse chiavi di lettura, quello che io ho voluto esprimere è il dolore di una violenza ad una bambina. La bambola di pezza è una metafora che rappresenta sia l’oggetto in se stesso come bambola compagna di giochi e soprattutto persona, trattata con violenza da qualcuno che è il suo incubo. Ma il suo desiderio più grande è quello di diventare come una bambola di porcellana, che nella sua delicata fragilità forse può essere trattata con amore.


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mercoledì 18 novembre 2009

Respiro di poeta di GUIDO PASSINI


Il tuo respiro,
un foglio di carta crespa accartocciata,
che piano si riconcede,
al suo interno
le tue parole,
[poeta.]

Vita vissuta,
o quel poco che ne resta.

Sogni, speranze,
timide riflessioni
a cui concedi la mente
per uscirne,
anche solo un minuto,
e ritornarvi
sempre meno convinto,
ma sempre più uomo.

Un uomo si misura
dalla capacità di assimilare il dolore?

Se cosi fosse, tu,
saresti un grande uomo,
[poeta].

Ma chi può dirlo?

Molto semplice da presentare questa poesia. E' sempre in primo piano questa lotta contro qualcosa di ignoto, qualcosa che non conosci, ma che mai può prendere il soppravvento. E se il poeta fosse solo un uomo? o viceversa.

martedì 17 novembre 2009

Vicolo delle prigioni di Fabrizio Di Palma

(Foto, Fabrizio Di Palma)















Vicolo delle prigioni

Stamo tutti quà
Tutti co’ na raggione

Chi poco e chi a metà
A sconta na vita dentro na prigione

Qui dentro non è mai tardi
Pe fa pagà a li bastardi

Gente sapete puro
Che er core non è duro

Chi sbaja lì dde fori
Quanno viè dentro so dolori

Non dico che nn’o sbajato
Ma n’amico o vendicato

E che mò, che fra trent’anni esco,
Vojo rifà l’onesto.


Mentre mi trovavo per le vie di Trastevere, nell'intento di effettuare la mia infinita ricerca fotografica su fontane monumentali, edicole sacre e lampioni, ad un certo punto immortalo nell'obiettivo questa via con sopra una finestra tipica delle prigioni. Qui una volta la gente veniva portata per scontare delle pene. Di lì, un po' per esperienze raccontatemi da amici, un po' per conto della mia fantasia, legata anche magari a vari film visti sul tema in passato, ho cominciato ad immaginare una situazione tipica e il testo ha iniziato ad avere forma e rime. La persona rappresentata sicuramente è stata "carcerata" per una questione d'onore. In essa riscontro e trascrivo un forte sentimento di amicizia, di voler essere onesto, e di disagio. spero piaccia. ciao, (Fabrizio Di Palma).


domenica 15 novembre 2009

Evidente mente.... di Filippo Pio

Dolcemente in te
apparentemente
mi perdo..
il cuore s’arrende
quando distratta
è la mente.

Tu irrealmente
come mai
vestita di niente
con voce falsamente
suadente,
ma che ancora
come allora,
mi sorprende.

Non io, ma altro
in me presente
che si fa strada
internamente
sinuoso
come un serpente
striscia lentamente,
per poi stringere
e soffocarmi
nella mente..

Io deficiente,
e tu reticente,
per un noi
stella morente,
che oramai brilla
solamente agli occhi
della gente.

Scioccamente in te,
per un interesse
che illogicamente
mi prende, che di nuovo
non s’arrende,
e il mio cuore silente
ancora una volta
si fende.


Ricordo che sono principalmente un ricercatore, non amo il descrittivo quindi quando offro un pensiero (che in questo caso richiama alla Genesi, che vede la donna ed il serpente tentatori), non ne cerco altre coniugazioni,sono molto esigente con me stesso, per me scrivere non è un lavoro, ma una passione, quindi.....
Personalmente l'arte non deve svilirsi del suo principale fondalmento che è la comunicazione dell'incomunicabile, e non invece l'esaltazione dela propria personale "indipendente" visione...a tal proposito vi riporto sotto poche righe con le quali ho accompagnato dei miei dipinti che, per mio grande onore Philippe Daverio ha inserito nella galleria della sua rubrica sul web Artonline....

sabato 14 novembre 2009

M' ISPIRA di Rita Elia

(Dipinto di Rosalba Falzone)












M'ISPIRA

M'ispira lu ventu c'annaca li fogghi,
l'alliscia, li scoti, li strogghi
e li straminìa comu pittiddi
pi l'aria e pa' via.
M'ispira lu suli ca fà affacciateddi,
s'infila nte casi, nta tutti li vaneddi:
asciuca filati di robbi stinnùti
e fa arrussicari facciuzzi piatusi.
M'ispira lu focu c'abbrucia e distruggi
ca duna caluri, ca coci e rivugghi,
ca svampa, scattìa e fa li faiddi
ca scintillianu comu li stiddi.
M'ispira la me' terra ca è terra di focu
d'amuri e di odiu
di tanti sapura e di milli culura
di genti scialusa e assai ginirusa.
M'ispira lu scuetu ca fa 'nnamurari
dda smania ca afferra e fa suspirari
fa chianciri, ridiri, lu cori 'ncantari
e lu porta unni voli e lu fa cuntrastari.
M'ispira lu sonu di l'Avimmaria
ca 'nvita la genti e ci mustra la via
e annunzia la sira, la paci, lu riposu
e spiranzi d'amuri pi tutti li criaturi.
M'ispira la fami, la puvirtà
e la suffirenza di l'umanità;
m'ispira lu mari, lu firmamentu,
un filu d'erba, 'na spica di furmentu
'na lacrima, un cantu, 'na risatedda...
lu scaccanìari di 'na funtanedda.
Ma ch'ossai di tuttu m'ispira l'amuri,
ca a tutti sti cosi ci duna culuri,
ci duna vuci, ci porta puisia,
nni duna paci e nni porta armunia.
Si nun ci fussi stu sintimentu
la nostra vita fussi un turmentu;
povira e tristi dd'umanità
ca senza amuri nun sapi unni và!

Tratto dal libro "La vita...ciuri d'amuri" di Rita Elia ed. Gasm

M'ispira è una delle più belle poesie che la mia anima abbia partorito. A detta di tanti amici è la più bella delle mie poesie d'Amore.Pamela Villoresi ,toscana, l'ha recitata in maniera egregia a Sant'Agata di Militello ( Me) dove M'Ispira si è classificata, nel 2007, al primo posto,nel premio di poesia indetto dallo stesso comune (Rita Elia)



Postato nei commenti trovate il testo della poesia tradotto dalla stessa autrice. Grazie a tutti.

venerdì 13 novembre 2009

Oltre di Fabrizio di Palma

(Foto di Fabrizio di Palma www.Flickr.com)















OLTRE

Cosa corri, cosa insegui
Tradita ingiustamente dal tuo destino

Pensavi all’amore,
ma la sorte dettava
una sentenza di morte

Ti tolsero il gioco, il sorriso
In un attimo il buio.

La cura, il pianto,
quel sapore amaro

Il dolore, la crisi,
senza una via di pace

Tutti a far forza
Tutti a capire
L’unica incomprensione,
“il perché”

Alla fine la tua ricerca,
incompleta, incompresa, inaspettata

una luce, una fiamma, una speranza

Oltre.

Oggi, sei tornata a giocare.


Un giorno, preso da mille sentimenti sentento piangere un mio amico ed una mia amica per il dramma che aveva colpito la loro figlia, rimasi "invaso" di un sapore amaro e di un sentimento di impotenza che prevalse e prevale nei miei pensieri. Penso e ripenso sempre a loro, a lei, e soprattutto a quanto siamo deboli, indifesi e non immuni ai problemi "umani".
Durante una mia ricerca fotografica ad Assisi (le mie foto su www.Flickr.com , e su www.artcurel.it) sul Santo e il suo cammino, immortalai quella serratura che poi mi diede il là alla creazione della poesia.
Si perche' la serratura era murata e dietro il muro c'era tutto il meraviglioso panorama che da assisi si puo' vedere in direzione di S.MARIA degli ANGELI.
Venni investito dal pensiero di quella ragazza e dal fatto che dietro alla serratura murata vi era la vita. E la mia mente anzi il mio blocchetto iniziava a riempirsi di versi, di note, di pensieri positivi.
Credo molto in quello che ho scritto e che scrivo.(Fabrizio di Palma)

giovedì 12 novembre 2009

Tra un sospiro e l'altro di PIETRO VIZZINI

Gronda sui rami di una quercia
l’umore argenteo del mattino
mentre un lamento
squarcia il silenzio
di un aperta campagna
un cane bastonato
termina morente
il suo urlo strozzato
vestito di uomo apparente
prosegue lungo il selciato
un cupo viandante
che il bastone ha accarezzato
e dall’odore fervente
un lupo accorre al pasto invitato
ed ecco l’uomo agonizzante…..
Tra un sospiro e l’altro
le lucciole
illuminano fili d’erba
e tra un ramo
due occhi
lambiscono la luce
che svanisce tra attimi di pace
cocente e improvviso
nelle piaghe
della terra un sorriso
boccheggia nella polvere
di una smorfia deriso....

Dolore e gioia camminano mano nella mano e quando si guardano negli occhi vestono l'uomo di chiaroscuro....Questa poesia esprime dolore in una realtà dove esiste anche la gioia, che si alterna alla violenza, alla pace, all’odio, all’amore. L’uomo cerca di prevalere su tutto, ma la natura alla fine è sempre vincente.



(Dipinto: Il re della foresta-Ligabue)

mercoledì 11 novembre 2009

Testamento di MASSIMO IMPERATO

Verrà il tempo che sotto il comodino,
ferme le mie ciabatte resteranno
mentre secco uno spazzolino
ai vostri compagnia fara'.
Allor, vi esorto
a non sprecare lacrime,
spazio bensi' lasciate
soltanto ai miei pensieri.
Ho chiesto loro, altero,
di non andar mai via.
Fermi sulla coscienza
sempre li troverete,
muti ma fragorosi,
spenti eppur luminosi.
Faro per emozioni naufraghe,
cosi' diranno ai posteri:
"Gonfiate la passione
non scoppierete mai.
Senza risparmio date,
specie se con le unghie
il fondo ormai grattate.
Colmatevi d'amore
senza timor di apparir diversi,
ed in egual specie
fatelo con ognuno
che il vostro sguardo
intorno incrocera'.
Quando poi sulle gote
anche l'ultima lacrima
sarà ormai asciutta,
stringete forte gli occhi.
Li pronto mi vedrete
a braccia aperte, fermo,
come quando era vuoto
sotto a quel comodino
e le ciabatte forte
strisciavano al mattino.

Il mio testamento non prevede nulla di materiale. Il silenzio dei miei valori e ed i pensieri sono l'unico lascito. Le lacrime di dolore, il lutto, la tristezza presto svaniranno, ma i semi che ho posto nei cuori dei miei cari cresceranno. Amore incondizionato da dare a tutti senza chiedere niente in cambio, questo è ciò che crescerà nei miei posteri. E nel momento in cui lo riconosceranno, allora potranno sentire la mia presenza, proprio come quando ero tra loro.


martedì 10 novembre 2009

'E FRONNE D'ORO di Bruno Zapparrata

(Glorious Maple Leaves turning colors in Autumn-Gilbert Lam-Artscanyon)













'E FRONNE D'ORO

Guardo sti fronne culurate d'oro,
a' ffesta s'è vestuta ogge 'a campagna,
ottòvre chianu chiano se ne more,
canta allero nu mierùlo sulagno...
E penzo, penzo, arreto a stu balcone,
e penzo ancora e sto' guardanno fora,
vurria turna' a'o passato, nu guaglione,
primma che 'a vita me spezzasse 'o core...
Quanno 'e staggione cagnano, che pena,
'e juorne? Songo tutte eguale a ll'ate,
sulo malincunia pe dint''e vvene,
'o bbene e 'a fantasia... stanno malate...
So' na palomma ca ha sbagliata 'a via,
nun voglio vula' cchiu', me manca 'a forza...
mo ca nun ce staje tu, che malatia,
tengo 'e cervelle nchiuse int'a' na morza..
E guardo, guardo 'e ffronne culor d'oro
che aspettano 'e cadè, c''o primmo viento,
l'autunno chianu chiano se ne more,
nun canta allero 'o mierùlo...è lamiento!



Commentare questa lirica pregna di malinconia e di ricordi passati non è facile anche per me che ne sono l'autore. Restano sensazioni dolci, malinconiche di un passato perduto e rimpianto, di cio' che andava fatto e non è stato fatto e quello da evitare e che invece non è stato evitato. Guardare questo sole autunnale che tinge tutta la campagna color d'oro specialmente al calar del tramonto mette una malinconia struggente, si cerca quello che vorresti più della tua vita e che non hai o che non puoi avere, è come un viale dei passi perduti ed il pensiero rincorre i pensieri in un mulinello che non trova fine ed allora ecco lo scoramento, la farfalla che sbaglia via, ed anche il canto del merlo diventa lamento vedere che a poco a poco gli alberi si spogliano lasciando il tronco nudo, cosi come i sogni giovanili si infrangono con fragore e vanno via in pezzetti di cristallo dove sono andati a cozzare.(Bruno Zapparrata)




Postata nei commenti trovate la traduzione della poesia a cura dello stesso autore.

lunedì 9 novembre 2009

DOPO LA PIOGGIA di Albertina Piras


Dopo la pioggia

il mondo t’appare

vestito

di serena, pacata tristezza.

Marcate da contorni più scuri le cose

acquistano più concretezza

e distinte risaltano

separandosi più nettamente tra loro.

Un dolce sapore d’antico

nel tempo che passa;

nei ricordi il conforto che viene

dopo le notti di pianto.




(Dipinto: Dopo la pioggia Acquerello-2004-Modesto Cesare)

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