"Scrivere poesie non è difficile; è difficile viverle." (Charles Bukowski)
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Per quel che mi riguarda poesie, racconti e musica
Te scordi ogni tanto de avella E soprattutto non te ricordi mai de falla Fai schifo dietro all’ombra der bastone Te degni de fà solo er padrone Ricordete pero’ omo leggero Che un giorno sarai tu er passeggero E sì ppè caso guido io Vendichero la fame a nome mio Ma siccome de te so’nfame manco a metà Sicuramente me scapperà a pietà.
Sono Spesso disturbato, annoiato e stanco delle solite notizie, del buonismo della finzione nascosta e coperta da atteggiamenti COLORATI. Poi per strada leggo il nome di questa via, e piu’ di mille bandiere, esplode un sentimento uno “strillo” un basta, ma lo so’ NUN BASTA”. Lo zozzo è indelebile.
Non ho tante parole, per questo ho scritto la poesia. Fabrizio DI PALMA.
Sola vago nella nebbia mattutina, ed il mio viso si confonde, la mia anima si perde… tra campi umidi… di gocce di rugiada, tra delicati fiori sonnolenti, che ancora, chiusi ed abbracciati, si riparano dalle prime intemperie, dell’ancor mite… e dolce freddo della notte.
E sempre sola, mi addentro cauta… lasciando un’ombra opaca, una leggera scia di malinconia… in questa bruma autunnale, che diventa, sempre più fitta e spessa, e mi riveste, mascherando il mio profilo, ormai quasi invisibile ed etereo, sfumando lentamente nell’oblio, i miei pensieri, le mie parole… i ricordi del mio cuore.
A volte, quando i ricordi non sono solo ricordi sereni, che ci fanno star bene, ma sono ricordi che ancora ci turbano nel profondo; ecco quando questi ricordi ci fanno star male, allora vorresti sparire, sfumare lentamente nella nebbia, e rinascere in una nuova vita oltre la nebbia, dove un sole splendente ci accoglie, cancellando e lasciando indietro ciò che ancora turba il nostro cuore.
Dove ti troverò amico mio? Forse sotto un cielo coperto di stelle? Sarà lì che ti troverò? Sì, perché tu non sei fra la gente che mi sta accanto, che oggi è con me e domani è contro di me. O forse sono io nevrastenica, che non so dialogare, che non ascolto le ragioni degli altri. Forse anche tu vuoi dirmi questo, amico mio. Forse tu vuoi placare la mia ira, per questo taci quando io mi lamento. Oppure pensi che in quest'istante solo tu puoi essermi amico, così come io penso che solo tu puoi comprendermi. E' così, amico mio? Dimmi, è così? E intanto ti cerco e continuerò a cercarti volando nella notte coperta di stelle.
" A volte ci capita, pur avendo tanti amici, di sperimentare momenti di incomprensione, di solitudine. Dipenderà da noi, dipenderà dagli amici, fatto sta che c'è qualcosa che da loro ci separa. Ma il bisogno di comunicare ci è prezioso come l'aria che respiriamo ed allora ci rivolgiamo a un amico immaginario, testimone del tempo che legge fin nel profondo del nostro cuore. Esisterà davvero quest'amico? Chissà. L'importante è che noi riusciamo ad aprirgli il nostro cuore." (Albertina Piras)
(Foto: L'Amiczia di Elisabeth D'Amico-fotommunity)
Tiempo 'e tammorre, triemmolo p''e vvie, cadono 'e ffronne e 'o cielo se fa scuro, frusceàno ll'aria mille e cchiù buscie, tremmano prete e Cristo nfaccia 'o muro. A i' lloco, n'ata festa culurata cu lluce, adduobbe e smargiassate 'e lusso, dint''a na tratturia na tavuliata, femmene cu 'o rrussetto mpont' 'o musso... Vommero antico, n'albero 'e castagne rimasto quase a pigno d''o passato, quanno saglievo a pede p''e campagne e ll'ommo nun t'aveva stravisato... Mo ca 'e tammorre stanno nfunno, a mmare, e'e tratturie hanno nzerrato 'e pporte, stutata è 'a festa, e dint''e notte chiare cadono 'e ffronne, sinfunia d''a morte... Cadono 'e suonne mmiezo a cchesti vvie, ll'urdema fantasia d''a giuventù, e nun so' stelle ma, malincunie, chelle ca staje vedenno pure tu.
Commentare per me questa poesia dovrebbe risultare essere facile, vomerese dall'età di Vent'anni sino ad oggi.Il Vomero località amena in collina a circa 300 metri sul livello del mare è stato il sogno e l'ispirazione di tante generazioni. Non a caso in una famosa poesia di Salvatore Di Giacomo si recita "Maggio na tavernella.." ebbene, quella tavernella nei pressi di piazza Vanvitelli, annessa alla stazione di una delle tre funicolari che collegano il centro della città con il Vomero, e precisamente quella di Chiaia che porta a piazza amedeo, Via dei Mille, c'era e sopravviveva sino ad una trentina d'anni fa questo ristorante che affacciava sui giardini della Floridiana, Villa Lucia e Via Palizzi . Mi rendo conto che per i napoletani, diciamo in esilio, questa descrizione è foriera di nostalgia e malinconia ma va, secondo me descritta. Poi tante canzoni hanno cantato l'amenità del Vomero, nome dalla punta dell'aratro perchè era tutta campagna una volta e predominavano i broccoli di foglie in coltivazione, vero è che i vomeresi venivano soprannominati père 'e vruoccule (piedi di broccoli)Per le canzoni una su tutte "Vommero prufumato Suonno d''e nnamurate, ca sagliono a dispietto ma...scenneno abbracciate" a dire che il vomero tutto leniva e faceva dimenticare riappacificando anime e cuori.Lo stadio di calcio che ci ha visto crescere, le piedigrotte al terzo giorno di festa e tante altre bellezze che con il tempo ed il modernismo sono andate estinguendosi rendendolo sempre bello, si ma convulso e quasi impraticabile. Io che al Vomero ho abitato dall'eta' di 20 anni e prima avevo la comitiva con colleghi dell'Istituto di ragioneria e poi Università, posso solo ricordare dei magnifici occhi moreschi, quanti amori e quali amori! Ecco perchè muoiono le ultime fantasia di una gioventu' che vola via. Bruno Zapparrata Non ho tradotto il verso della canzone che pur in napoletano risulta essere chiarissimo.
Postata nei commenti trovate la traduzione della poesia fatta dello stesso autore.
Menu mali ca aju a ttìa, menu mali oh Musa mia! Nun è tutti ca ci l'hannu e ju mi sentu furtunata; trovu sempri cumpagnia quannu sula e cu' l'affannu tu mi duni la to' puisia. Ti ringraziu oh Musa mia! Tu nun sì 'na gran signura, nun hai vesti di gran dama, nun sturìi littiratura, ma sì fina pi natura! Tu mi parri nsicilianu comu parra la me' terra: nta lu scrusciu de marusi nta lu ciatu di lu ventu, nta li ciauri e nte culura, nta lu suli e nte sapura. Tu mi parri nsicilanu comu lu sangu ca aju nte vini; nto dialettu de me' nanni, di la genti di 'na vota, forti semplici e sincera... ginirusa pi natura... comu li vrazza di 'na matri... quannu abbrazza la so' criatura!
dal libro "La vita...ciuri d'amuri! Ed.Gasm
Ritengo la mia poesia semplice,spontanea,naturale. Una Musa,la mia che non ha nè lauree,nè ricchezze e che mi parla come la natura della nostra terra di Sicilia. Rita Elia
Postata nei commenti trovate la traduzione della poesia fatta dalla stessa autrice.
Ho toccato più volte il fondo. Sgretolata la paura, coi piedi ho scostato la melma. Soffocare no. Non potevo ingoiar quell'obrobriosa melma. Piedi battuti forte, reattivi, spinti da un istinto ignoto. Così ho spiccato il salto. Così ho allontanato il fondo. E poi giù. Di nuovo. Ho picchiato più forte. E ancora e ancora fino a trovare l'aria. Nuovo, assaggio un respiro. Uno. Prima di ripartire per l'ultimo rimbalzo. Voglio toccare il sole.
Nei momenti peggiori mai darsi per vinti. Ma ce ne sono alcuni in cui sei ad un passo dalla fine. E' li che bisogna raccogliere le forze. Anche se si prova il sapore della melma in cui si sprofonda. Anche se non si riesce subito a tornare a galla. Mai arrendersi se si vuole arrivare al sole!
Consegno al vento il tuo amore, perché sia aria dei continenti, e ovunque io vada respiri te... Lo depongo con grazia nelle acque perché spenga la mia fiamma e mi disseti: e bevo te. Lo scrivo su un pentagramma perché sii mia gioia e mio canto: e ascolto te. Lo dono agli Angeli perché m'accolga nei tuoi cieli: e veda te. E a te, AMICO questo mio presente carme del mio amore perché riscaldi i tuoi freddi giorni e i tuoi figli dicano: 'cantalo ancora'
Ho scritto questa poesia di getto, il mattino di martedì 17 Novembre 2009. Ero sola coi miei pensieri, i miei ricordi, il mio dolore. Come al solito prima di iniziare a dipingere e continuare nella stesura del mio libro, do uno sguardo alla posta: fra decine e decine di mail, una mi commuove profondamente, è di un AMICO! Due lacrime mi bagnano il viso e m'accorgo di respirare la stessa aria del mio Amore, di sentire il suo profumo nel vento, di dissetarmi nell'acqua dello stesso pozzo e bere nello stesso calice..., sentivo l'affetto degli amici e il respiro caldo e odoroso che emanava la mail dell'amico lontano che m'incoraggiava sostenendomi... In lui ho percepito l'affetto di tutti gli amici, e gli ho risposto con questi semplici versi, senza pretese, ma intrise del mio amore." (Maria Savasta)
Vorrei che… Fosse silenzio di frasi dette, e di frasi non dette Fosse silenzio di parole scritte, e di parole non scritte Fosse silenzio di tutto, ma soprattutto, silenzio del mio cuore.
Io vorrei che… Fossi oblio di frasi, dette e non dette Fossi assenza di parole, scritte e non scritte Fossi spoglia di profonde emozioni, ma, un caos sofferto di frasi e parole, turba il mio cuore.
Poesia che sarà pubblicata a dicembre sul libro "Poesie del nuovo millennio" casa editrice Aletti
A volte, quando le parole e le emozioni turbano profondamente, e disturbano la serenità interiore, vorrei che tutto fosse silenzio, fuori ma soprattutto dentro di me!
Rara versione di We Have All the Time in the World di Louis Armstrong
Quanno 'a mente se perde, luntano, mmiez''o vverde, e'e stelle a' una a' una appicciano sti suonne, vaco cercanno 'a luna sul'io mmiez''a chest'onne... Silenzio pe stu mare, sulo nu sciuscio 'e viento, voce 'e nu marenaro fra musica 'e turmiento... E' nu mutivo chiaro, sta musica è lamiento... Ma che te cerco a fa', mmiez''a chest'onne si' già cammine dint'a' n'ata via e nun tremma' si tremma 'a voce mia, nun appiccia' chiù suonne cu 'e buscie. Nun te scetà stanotte, nun penza', lassa ca 'a vita scorre e se ne vola, lassa ca 'o tiempo ferma na parola, suonne senza parlà, e nun chiammà...
Quante volte ci si è trovati nella nebbia mentale dei pensieri, quante volte si è agnognato l'oblio, quante volte ci siamo domandati che significato ha il luogo comune "siamo nati per soffrire" . Allora mi sorge un dubbio, vuoi vedere che siamo stati mandati sulla terra ad espiare con la cancellazione totale di chi eravamo realmente dal cervello? Fantasie, si fantasie che però portano a divagazioni ineluttabili, e la prima sofferenza dell'essere umano è la mancanza d'affetto la disperata ricerca dell'amore, non soltanto fisico come oggi impera nelle comunicazioni di massa piccole e grandi che siano e che spesso portano a far nascere dei malintesi sin dai primi approcci, ma di quell'amore che aiuta giorno per giorno a sopravvivere, che da speranza, che da quel poco di serenità che ad ogni essere umano è necessaria.Questa è una classica poesia napoletana con il concetto dell'amore sparito stilata in doppia musicalità usando due metriche diverse ma con l'identico afflato si da ricavarne un'unica melodia. Il concetto è appunto un grido disperato di dolore, tra una vana ricerca, tra gli elementi presenti ostili e la rinuncia forzata ma con un avvertimento che nelle pieghe traspare con amore, senza minacce ma dolcemente gli ultimi versi recitano con chiarezza il pensare e l'invito a sognare in silenzio e se caso mai qualche ripensamento... a non chiamare. (Bruno Zapparrata)
Postata nei commenti trovate la poesia tradotta dallo stesso autore, grazie.
La nebbia ha cancellato dal mio corpo,ogni traccia del forte calore del sole tanto da non sentirne più nemmeno il tepore Anche il mare adagiando uno sù l'altro i suoi splendidi colori sembra solo troppo al mio sguardo Ed io, con l'occhio sospeso, su un un amore, che credevo sparpagliato tre le strade del nulla, con la memoria guardo gli abbracci dolci di due corpi sotto una fievola luce lunare e la mente esulta gioisce sogna ancora amplessi lunari Ma perchè sognare?credere?amare? M'ama non m'ama nascerà ancora? Ma ecco che il cuore, pietra di lava ormai.... si accende,si spegne sgomenta non cedo al destino, con fare felino agguanto il ricordo nascerà di nuovoil tuo amore per me e sarà la vita e non più dolorosa notte nascerà si ancora nascerà ...
Da i miei scarabocchi,dedicata a me che amo la vita la sfuggevole vita e ai ricordi che fanno sognare .....prima di andare venderò il baule dei miei sogni ,non valgono molto materialmente,ma hanno la capacità di sconfiggere la malinconia la noia di vivere.....nel baule troverete anche tante scarpe con tacchi impossibili ,sono la mia passione ed un sogno perchè indossarle è impossibile........siate clementi con me oggi .........ho scritto in piedi dedicata alle amiche bellissime della panchina viola che bacio ed a gabriele prignano ed a tanino ferri a cui piacciono le mie zippole ed a mio marito che amorevolmente mi cura .............diciamo(Annamaria Fulgione)
Questa notte il buio, tra le mie dita cera colata di candela ora accesa, ora consumata. Lambiva una tenue luce posata tra i cuscini porcellana rosa, viso gentile labbra appena accese, sembrava una bambina. Tra giochi e abbracci stringeva a sé annodati come lacci i suoi capelli chiari, la bocca inaridita senza il sorriso cantava la sua nenia infantile. La ricordo ancora adesso, bambola di pezza cucita, ordita per il silenzio rinchiusa tra le ombre, sguardo di stoffa lacrime inzuppate sulla sua pelle di cotone azzurro. Restava in attesa di un altro schiaffo ancora “eccolo, adesso…. no è solo un rumore,” passi che arrivavano svelti colpi sferzati violenti sulle ginocchia, sangue dalle labbra, un’ombra allo specchio dietro quella tenda odore di muffa, veloce il suo respiro boccheggiava di dolore congelando aiuto.
Se potessi un giorno diventare di porcellana delicata e fragile, potresti dire di essere amata.
Questa poesia può avere diverse chiavi di lettura, quello che io ho voluto esprimere è il dolore di una violenza ad una bambina. La bambola di pezza è una metafora che rappresenta sia l’oggetto in se stesso come bambola compagna di giochi e soprattutto persona, trattata con violenza da qualcuno che è il suo incubo. Ma il suo desiderio più grande è quello di diventare come una bambola di porcellana, che nella sua delicata fragilità forse può essere trattata con amore.
Il tuo respiro, un foglio di carta crespa accartocciata, che piano si riconcede, al suo interno le tue parole, [poeta.]
Vita vissuta, o quel poco che ne resta.
Sogni, speranze, timide riflessioni a cui concedi la mente per uscirne, anche solo un minuto, e ritornarvi sempre meno convinto, ma sempre più uomo.
Un uomo si misura dalla capacità di assimilare il dolore?
Se cosi fosse, tu, saresti un grande uomo, [poeta].
Ma chi può dirlo?
Molto semplice da presentare questa poesia. E' sempre in primo piano questa lotta contro qualcosa di ignoto, qualcosa che non conosci, ma che mai può prendere il soppravvento. E se il poeta fosse solo un uomo? o viceversa.
Chi poco e chi a metà A sconta na vita dentro na prigione
Qui dentro non è mai tardi Pe fa pagà a li bastardi
Gente sapete puro Che er core non è duro
Chi sbaja lì dde fori Quanno viè dentro so dolori
Non dico che nn’o sbajato Ma n’amico o vendicato
E che mò, che fra trent’anni esco, Vojo rifà l’onesto.
Mentre mi trovavo per le vie di Trastevere, nell'intento di effettuare la mia infinita ricerca fotografica su fontane monumentali, edicole sacre e lampioni, ad un certo punto immortalo nell'obiettivo questa via con sopra una finestra tipica delle prigioni. Qui una volta la gente veniva portata per scontare delle pene. Di lì, un po' per esperienze raccontatemi da amici, un po' per conto della mia fantasia, legata anche magari a vari film visti sul tema in passato, ho cominciato ad immaginare una situazione tipica e il testo ha iniziato ad avere forma e rime. La persona rappresentata sicuramente è stata "carcerata" per una questione d'onore. In essa riscontro e trascrivo un forte sentimento di amicizia, di voler essere onesto, e di disagio. spero piaccia. ciao, (Fabrizio Di Palma).
Dolcemente in te apparentemente mi perdo.. il cuore s’arrende quando distratta è la mente.
Tu irrealmente come mai vestita di niente con voce falsamente suadente, ma che ancora come allora, mi sorprende.
Non io, ma altro in me presente che si fa strada internamente sinuoso come un serpente striscia lentamente, per poi stringere e soffocarmi nella mente..
Io deficiente, e tu reticente, per un noi stella morente, che oramai brilla solamente agli occhi della gente.
Scioccamente in te, per un interesse che illogicamente mi prende, che di nuovo non s’arrende, e il mio cuore silente ancora una volta si fende.
Ricordo che sono principalmente un ricercatore, non amo il descrittivo quindi quando offro un pensiero (che in questo caso richiama alla Genesi, che vede la donna ed il serpente tentatori), non ne cerco altre coniugazioni,sono molto esigente con me stesso, per me scrivere non è un lavoro, ma una passione, quindi..... Personalmente l'arte non deve svilirsi del suo principale fondalmento che è la comunicazione dell'incomunicabile, e non invece l'esaltazione dela propria personale "indipendente" visione...a tal proposito vi riporto sotto poche righe con le quali ho accompagnato dei miei dipinti che, per mio grande onore Philippe Daverio ha inserito nella galleria della sua rubrica sul web Artonline....
M'ispira lu ventu c'annaca li fogghi, l'alliscia, li scoti, li strogghi e li straminìa comu pittiddi pi l'aria e pa' via. M'ispira lu suli ca fà affacciateddi, s'infila nte casi, nta tutti li vaneddi: asciuca filati di robbi stinnùti e fa arrussicari facciuzzi piatusi. M'ispira lu focu c'abbrucia e distruggi ca duna caluri, ca coci e rivugghi, ca svampa, scattìa e fa li faiddi ca scintillianu comu li stiddi. M'ispira la me' terra ca è terra di focu d'amuri e di odiu di tanti sapura e di milli culura di genti scialusa e assai ginirusa. M'ispira lu scuetu ca fa 'nnamurari dda smania ca afferra e fa suspirari fa chianciri, ridiri, lu cori 'ncantari e lu porta unni voli e lu fa cuntrastari. M'ispira lu sonu di l'Avimmaria ca 'nvita la genti e ci mustra la via e annunzia la sira, la paci, lu riposu e spiranzi d'amuri pi tutti li criaturi. M'ispira la fami, la puvirtà e la suffirenza di l'umanità; m'ispira lu mari, lu firmamentu, un filu d'erba, 'na spica di furmentu 'na lacrima, un cantu, 'na risatedda... lu scaccanìari di 'na funtanedda. Ma ch'ossai di tuttu m'ispira l'amuri, ca a tutti sti cosi ci duna culuri, ci duna vuci, ci porta puisia, nni duna paci e nni porta armunia. Si nun ci fussi stu sintimentu la nostra vita fussi un turmentu; povira e tristi dd'umanità ca senza amuri nun sapi unni và!
Tratto dal libro "La vita...ciuri d'amuri" di Rita Elia ed. Gasm
M'ispira è una delle più belle poesie che la mia anima abbia partorito. A detta di tanti amici è la più bella delle mie poesie d'Amore.Pamela Villoresi ,toscana, l'ha recitata in maniera egregia a Sant'Agata di Militello ( Me) dove M'Ispira si è classificata, nel 2007, al primo posto,nel premio di poesia indetto dallo stesso comune (Rita Elia)
Postato nei commenti trovate il testo della poesia tradotto dalla stessa autrice. Grazie a tutti.
Cosa corri, cosa insegui Tradita ingiustamente dal tuo destino
Pensavi all’amore, ma la sorte dettava una sentenza di morte
Ti tolsero il gioco, il sorriso In un attimo il buio.
La cura, il pianto, quel sapore amaro
Il dolore, la crisi, senza una via di pace
Tutti a far forza Tutti a capire L’unica incomprensione, “il perché”
Alla fine la tua ricerca, incompleta, incompresa, inaspettata
una luce, una fiamma, una speranza
Oltre.
Oggi, sei tornata a giocare.
Un giorno, preso da mille sentimenti sentento piangere un mio amico ed una mia amica per il dramma che aveva colpito la loro figlia, rimasi "invaso" di un sapore amaro e di un sentimento di impotenza che prevalse e prevale nei miei pensieri. Penso e ripenso sempre a loro, a lei, e soprattutto a quanto siamo deboli, indifesi e non immuni ai problemi "umani". Durante una mia ricerca fotografica ad Assisi (le mie foto su www.Flickr.com , e su www.artcurel.it) sul Santo e il suo cammino, immortalai quella serratura che poi mi diede il là alla creazione della poesia. Si perche' la serratura era murata e dietro il muro c'era tutto il meraviglioso panorama che da assisi si puo' vedere in direzione di S.MARIA degli ANGELI. Venni investito dal pensiero di quella ragazza e dal fatto che dietro alla serratura murata vi era la vita. E la mia mente anzi il mio blocchetto iniziava a riempirsi di versi, di note, di pensieri positivi. Credo molto in quello che ho scritto e che scrivo.(Fabrizio di Palma)
Gronda sui rami di una quercia l’umore argenteo del mattino mentre un lamento squarcia il silenzio di un aperta campagna un cane bastonato termina morente il suo urlo strozzato vestito di uomo apparente prosegue lungo il selciato un cupo viandante che il bastone ha accarezzato
e dall’odore fervente
un lupo accorre al pasto invitato ed ecco l’uomo agonizzante….. Tra un sospiro e l’altro le lucciole illuminano fili d’erba e tra un ramo due occhi lambiscono la luce che svanisce tra attimi di pace cocente e improvviso nelle piaghe della terra un sorriso boccheggia nella polvere di una smorfia deriso....
Dolore e gioia camminano mano nella mano e quando si guardano negli occhi vestono l'uomo di chiaroscuro....Questa poesia esprime dolore in una realtà dove esiste anche la gioia, che si alterna alla violenza, alla pace, all’odio, all’amore. L’uomo cerca di prevalere su tutto, ma la natura alla fine è sempre vincente.
Verrà il tempo che sotto il comodino, ferme le mie ciabatte resteranno mentre secco uno spazzolino ai vostri compagnia fara'. Allor, vi esorto a non sprecare lacrime, spazio bensi' lasciate soltanto ai miei pensieri. Ho chiesto loro, altero, di non andar mai via. Fermi sulla coscienza sempre li troverete, muti ma fragorosi, spenti eppur luminosi. Faro per emozioni naufraghe, cosi' diranno ai posteri: "Gonfiate la passione non scoppierete mai. Senza risparmio date, specie se con le unghie il fondo ormai grattate. Colmatevi d'amore senza timor di apparir diversi, ed in egual specie fatelo con ognuno che il vostro sguardo intorno incrocera'. Quando poi sulle gote anche l'ultima lacrima sarà ormai asciutta, stringete forte gli occhi. Li pronto mi vedrete a braccia aperte, fermo, come quando era vuoto sotto a quel comodino e le ciabatte forte strisciavano al mattino.
Il mio testamento non prevede nulla di materiale. Il silenzio dei miei valori e ed i pensieri sono l'unico lascito. Le lacrime di dolore, il lutto, la tristezza presto svaniranno, ma i semi che ho posto nei cuori dei miei cari cresceranno. Amore incondizionato da dare a tutti senza chiedere niente in cambio, questo è ciò che crescerà nei miei posteri. E nel momento in cui lo riconosceranno, allora potranno sentire la mia presenza, proprio come quando ero tra loro.
(Glorious Maple Leaves turning colors in Autumn-Gilbert Lam-Artscanyon)
'E FRONNE D'ORO
Guardo sti fronne culurate d'oro, a' ffesta s'è vestuta ogge 'a campagna, ottòvre chianu chiano se ne more, canta allero nu mierùlo sulagno... E penzo, penzo, arreto a stu balcone, e penzo ancora e sto' guardanno fora, vurria turna' a'o passato, nu guaglione, primma che 'a vita me spezzasse 'o core... Quanno 'e staggione cagnano, che pena, 'e juorne? Songo tutte eguale a ll'ate, sulo malincunia pe dint''e vvene, 'o bbene e 'a fantasia... stanno malate... So' na palomma ca ha sbagliata 'a via, nun voglio vula' cchiu', me manca 'a forza... mo ca nun ce staje tu, che malatia, tengo 'e cervelle nchiuse int'a' na morza.. E guardo, guardo 'e ffronne culor d'oro che aspettano 'e cadè, c''o primmo viento, l'autunno chianu chiano se ne more, nun canta allero 'o mierùlo...è lamiento!
Commentare questa lirica pregna di malinconia e di ricordi passati non è facile anche per me che ne sono l'autore. Restano sensazioni dolci, malinconiche di un passato perduto e rimpianto, di cio' che andava fatto e non è stato fatto e quello da evitare e che invece non è stato evitato. Guardare questo sole autunnale che tinge tutta la campagna color d'oro specialmente al calar del tramonto mette una malinconia struggente, si cerca quello che vorresti più della tua vita e che non hai o che non puoi avere, è come un viale dei passi perduti ed il pensiero rincorre i pensieri in un mulinello che non trova fine ed allora ecco lo scoramento, la farfalla che sbaglia via, ed anche il canto del merlo diventa lamento vedere che a poco a poco gli alberi si spogliano lasciando il tronco nudo, cosi come i sogni giovanili si infrangono con fragore e vanno via in pezzetti di cristallo dove sono andati a cozzare.(Bruno Zapparrata)
Postata nei commenti trovate la traduzione della poesia a cura dello stesso autore.
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