
Migranti
La trama si infittisce negli occhi
Teneri, fatti di gomma piuma
Succhiati dalle seghe del mare
So Migranti
E mo pure defunti
Senza sangue, senza goccia alcuna
Se non quella del pianto della linfa
Dell’oblio squamoso della sirena
Consumati solo dal tempo che non passa
E trafitti solo dall'onda
malefica dell’assenza.
E tremando si accorgeranno
Che è finito l’inganno
Che li ha resi troppo vuoti
Grigi come grasso di balena
E privati di un qualunque nosocomio.
E alla fine tornano a noi
Come spuma di luna
O come serpi fatte di soli raggi X
Non più in ginocchio come fedeli
Ma avvolti di più del grembo
Dal manto della vergogna
Che li ha abbandonati
Alla volontà dell'ira
Che non li ha respinti
Ma sospinti alla foce
Dove qualcosa
Ancora scalderà queste ginocchia
fatte ormai di marzapane.
Il mattino che sospirano all'unisono
E che spingono all'infinito
Per nutrirci dell’innocenza
Che si è persa urlando con le braccia.
Che fridd a sapè ca nun è fernuta
Pensando a queste povere anime
defunte nell'ombra
Senza sangue,
Fredde come stelle cadenti
E su la luce di tutti loro
Perché sotto non ci son più resti
E tu
Ancora saziali
E di baci straziali
Come fossero il blu profondo.
Commento a
cura dell’autore:
Questa poesia l'ho composta di recente, il motivo che mi ha spinto a
scriverla è la marea di vittime che sono emigrate in Italia per trovare riparo
e che invece hanno trovato la morte. La mia commozione spezza ogni incantesimo
maledetto di questa terra maledetta. Tutti abbiamo diritto a un po di pace, e
non vorrei mai che nessuno la trovasse a causa di una morte violenta e
traumatica. (D. Capezzuto)
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