
Rossastre arsure
Fermentano strisce
grumi di gente
rossastre arsure
scheggiato oriente.
Giorno che passa
scorcio sospeso
e me stesso
scia sulla sabbia,
ricerco il sentiero
del mio volgere inquieto,
guardo un cielo suadente
illusione di occhi
dove si sfaldano dune
cavalli sussultano,
roventi sabbie
inghiottono spade,
specchi di battaglie
ricoperte d’argilla
tacciono al pellegrino
il non ritorno.
Urla nella notte Qadesh,
scudi di bronzo
respingono serpenti,
maschere d’oblio
carovane distanti
divorano morte,
piegate ginocchia
delle donne in lutto
avvolgono sudari,
tersi granuli ritornano
ancora muri terribili
e colonne di fumo
ombre immutabili,
altre illusioni.
Fermentano strisce di terre nell’arsura di un Medio oriente, dove la gente che vi abita chiede di poter restare e trovare un identità di pace. Il deserto trasmette al pellegrino l’inquietudine della sabbia, del silenzio, racconta di battaglie sepolte nel passato, ma ci sono guerre che ritornano, si ripresentano con nuovi abiti e sono sempre gli stessi invasori che non danno mai tregua, infieriscono colpi di spade e costruiscono muri di ombre dove non far passare la luce della pace.Pietro Vizzini
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