Poesie, Racconti e Musica d’autore

"Scrivere poesie non è difficile; è difficile viverle." (Charles Bukowski)

Viviamo assieme una poesia, un racconto, una canzone o un quadro d'autore, lasciate un vostro commento ai post, per noi sarà un piacere leggervi.

Preghiamo gentilmente tutti quelli che postano il loro commento scegliendo l'opzione 'Anonimo' di blogger di firmarlo, grazie. ros e massimo

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domenica 27 novembre 2011

CUNCHIGLIA di Bruno Zapparrata

Luce,

na ferza 'e mare,

na cunchiglia,

na musica ca m'ha purtato 'o viento,

gocce 'e silenzio fermano 'o mumento,

uocchie pittate 'e nustalgia e turmiento...

Settembre,

'o mmurmulià d' 'e fronne e na canzona

stregnono 'o tiempo ca currenno straccia

'e suonne mieie cu llacreme 'e passione



ca scenneno sceppanno core e faccia.

Cunchiglia,

l'urdema stella stuta nu tramonto

more n'ammore mentre torna l'onna...

e t'accarezza sotto 'o blu d''o cielo...

Nun ce sta addio senza malincunia...

Nterra fa luce l'urdemo lampione, 

canta nu marenaro 'a nustalgia,

carezza 'e viento e nu sapore 'e mare, 

luntano già s'appicciano 'e llampare...







Traduzione letterale e non poetica della poesia CUNCHIGLIA di Bruno Zapparrata Siae 88488 Diritti Protetti e riservati.

CONCHIGLIA


Luce,
uno spicchio di mare,
una conchiglia,
una musica che mi ha portato il vento,
gocce di silenzio fermano il momento,
occhi dipinti di nostalgia e tormento.
Settembre,
il mormorio delle foglie e una canzone
stringono il tempo che correndo straccia
i sogni miei con lacrime e passione
che scendono graffiando cuore e faccia...
Conchiglia,
l'ultima stella spegne un tramonto
muore un amore mentre torna l'onda
e l'accarezza sotto il blu del cielo,
non ci sta addio senza malinconia...
A terra si accende l'ultimo lampione,
e un marinaio canta la nostalgia,
carezza di vento ed un sapore di mare...
lontano gia' si accendono le lampare.







Porgo ai lettori del Blog una poesia esistenziale che si spiega totalmente da se, non avrebbe bisogno di alcun commento da parte mia, è quasi il compendio di una vita, quando manca, come in una partita, il tempo di recupero...Il vento e la sorte spesso hanno spezzato affetti,aspettative, speranze che spesso non hanno più ragione di essere collocate perché inevitabilmente il calendario corre...Ringrazio Massimo Che mi ha contattato, Rosalba come sempre, tutti gli amici e le amiche che mi daranno il piacere di un loro commento.
Bruno Zapparrata












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domenica 20 novembre 2011

OMU SUGNU di Francesco Ferrante.

I DUE CIECHI di Rocco Paci

Lu munnu è surgiva di piccatu
e ju sugnu agugghia persa
nto pagghiaru di la vita.
Omu sugnu,
esseri ‘mperfettu
            ca disìa perfezioni.
Cercu li palori di Diu,
li chiaghi nta li pusa
di Gesù Cristu,
la pietà e la caritati
ca fannu l’omu santu…
ma li me’ spaddi
nun portanu pisu
accussì granni.
Omu sugnu,
e di Virità eterna sacciu sulu parrari.
Cercu la Giustizia di lu celu,
la vuci dispirata di Maria
ca chiama ‘u Figghiu ncruci,
lu cantu di San Franciscu
ca ringrazia lu criatu…
ma li me’ occhi
nun sannu taliàri
la luci annurvanti di lu suli.
Omu sugnu,
crivu c’arricogghi acqua,
scèccu ca parra di scienzia,
giarra ciàccata,
arvulu senza pampini.
Omu sugnu,
ancilu zoppu
d’un paraddisu dannatu.
TRADUZIONE LETTERALE

Il mondo è sorgente di peccato/ e io sono ago perso/ nel pagliaio della vita/ Uomo sono/ essere imperfetto/ che brama perfezione/ Cerco le parole di Dio/ le piaghe nei polsi/ di Gesù Cristo/ la pietà e la carità/ che fanno l’uomo santo…/ ma le mie spalle/ non portano peso/ così grande/ Uomo sono/e di Verità eterna/ so soltanto parlare/ Cerco la Giustizia del cielo/ la voce disperata di Maria/ che chiama il Figlio in croce/ il canto di San Francesco/ che ringrazia il creato.../ ma i miei occhi/ non sanno guardare/ la luce accecante del sole/ Uomo sono/ vaglio che raccoglie acqua/ asino che parla di scienza/ giara spaccata/ albero senza foglie/Uomo sono/ angelo zoppo/ di un paradiso dannato.






I nostri sforzi per essere perfetti si scontrano con la fragilità dell'essere umano, condizione che ci pone in costante insoddisfazione se non accettiamo il fatto di essere uomini, "angeli zoppi di un paradiso dannato".


http://www.poeti-poesia.it/SitiCommunity2/FrancescoFerrante/Poesie.htm





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domenica 13 novembre 2011

TELE IMBRATTATE di Rosalba Di Vona





Imbratto la tela
Di fulgidi colori rubati
Intanto che si leva il sole
Alba che sa di luce
Rifratta nel selvaggio mare 
Maestra indiscussa finanche
Sui pendii immolati al gelo e
Coperti di coltre bianca
La imbratto poi
Dei rossi di foglie posate
Su verde e intenso muschio
Che odora di bosco e
Di zolle di terra fumante
In una giovane primavera
E ancora la imbratto
Di biondo grano
Macchiato dal sanguigno papavero
O delle svelte canne mosse dal refolo
E quando a piene mani
Avrò rubato ogni sfumatura


Colmando il mio grembo
E appagando il mio ardore
Raccoglierò 
L’amore per la natura 
Per donarlo a chi l’ha resa ostile
Con la folle speranza 
Di svegliare 
Almeno una coscienza 













Le poesie nascono il più delle volte da un pensiero veloce, che rubo ad una riflessione o ad un’emozione appena provata. La natura cattura spesso i miei sensi e le mie emozioni, i suoi colori, gli odori, i sapori che mutano con il mutare del clima, mi stordiscono e mi avvicinano al mondo. In primavera all’alba, gli squarci di luce mi catturano, l’energia del mondo che si sveglia mi coinvolge e mi avvicina all’universo. Immagini altrettanto belle e ricche di colori me le offrono anche le altre stagioni con colori diversi, attrazioni diverse e con altrettanto fascinosa bellezza, che amerei stendere su una tela per offrirla a quegli esseri umani dal cuore arido nella speranza, che almeno uno, si svegli e comprenda il danno che sta facendo. Essi non si rendono conto, che il loro cuore diventa sterile e duro quando si allontana dalla natura e viene a mancare anche la considerazione per se stessi. Eppure, essa non ci chiede che rispetto, in cambio ci offre la vita, se solo l’ascoltassimo e la osservassimo ne trarremmo enormi benefici.

Rosalba Di Vona











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domenica 6 novembre 2011

DOVE VANNO I FIGLI di Massimo Imperato

Son come uccelli i figli
e cercano un'uscita,
un varco per volare
che gli cambi la vita.

Puoi chiudere la gabbia,
stendere le tue reti,
sempre hanno la forza
di fuggire coi segreti.

E svelti verso il mare,
poi li vedrai volare
con battiti di ali
tremanti ed irreali.

La rabbia scorre forte,
si mescola ai pensieri
e rende ciechi gli animi
dei padri sempre seri.

Non serve preoccuparsi
se passa un mese o un anno,
lasciali volteggiare
poi a casa torneranno.





Sono stato un figlio amorevole ma ribelle. Ho voluto fare le mie scelte in contrasto con la famiglia, ne ho pagato le conseguenze a caro prezzo, allontanandomi per tempi lunghi dai miei affetti. Poi, pian piano, dopo anni , ho ricucito il rapporto e le frequentazioni.
Da genitore di cinque figli ho affrontato gli allontanamenti con ansia, inizialmente, per poi maturare ciò che esprimo nei versi della poesia. 
In particolare dedico questo componimento alla mia figlia più grande, che, ancora oggi, vive lontana dalla famiglia da cui ha ricevuto solo e sempre tanto amore, rinnegandola per andare a vivere nella famiglia del marito abbracciando una forma di fanatismo religiosa che respinge coloro che non la condividono.





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domenica 30 ottobre 2011

UN INFINITO SOLE DI GEMME D'ORO di Karen Tognini


Attenderò la notte
per far morire
l'ultimo respiro
su un letto sfatto
di silenzi

Attenderò
tra
stelle sognanti
bagnate di brezza
e polvere di luna

L' ultima parola
sara' fonte
di limpide cascate  azzurre
di viole profumate
cresciute...
tra i sentieri
dell'anima

Nel silenzio
leggero' poesie d'amore
perle rare
di infinite emozioni

Attenderò l'alba
sapendo
che sarai  sempre
il primo respiro
del mattino
....
un infinito sole
di gemme d'oro
  


Le poesie di Karen Tognini trascinano il lettore in un mondo onirico spirituale. La sua testimonianza è emblematica: "Scrivere per me è come respirare la brezza dell'aurora ...le mie dita scorrono sulla tastiera in una danza di emozioni...così nascono le mie poesie ...ispirata dal paesaggio del mio mare ...delle mie montagne....dall'amore per la vita..."





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domenica 16 ottobre 2011

PENSIERO A TE di Maria Savasta

"Pensiero a te

Com'è giocondo
quest'oggi il cielo
macchiato
d'ali nere
e alzati
azzurri stornelli
da donne alla fonte

Com'è lindo il pensiero
di ricordi
bagnato
battuto
sciacquato
giustificato

E guardate
quell'alma dorata
mirate
osservate...
di baci è vestita
e danza la sera
oro librato
sognato
donato...

a te."




Ho scritto questi versi in una mattina splendente.... da poco avevo riacquistato la vista (anche se non perfettamente) dopo due interventi delicatissimi agli occhi.
Quel giorno alzando le persiane ed entrando la luce a fiotti, il mio cuore ha fatto un balzo: lucide gazze e snelle rondini tagliavano il cielo, ma il cielo tagliato non grondava sangue ma gioia: era felice delle sue macchie d'ali nere.E ascoltavo canti di donne e trilli di fanciulli, e il mio pensiero lo lavavo alla fonte e tutto diventava lindo, giustificato, purificato...E come anima amata il mio spirito si librava alto.E mi sentivo amica del creato: dei fiori, degli animali, degli amici, degli amanti, dei fanciulli, dei sofferenti, dei vecchi... a tutti questo mio dono.






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domenica 9 ottobre 2011

Come un fiume che scorre. di Angela Verardo

(Il Bacio-Henry de Toulouse Lautrec)



















Come un fiume che scorre

Ti ho cercato ovunque
stella nascosta del cielo
rosa bianca senza spine,
quando la notte sembrava cieca
e la terra avida di fiori.

Ho seminato tutte le parole
nelle zolle mute
e raccolto il canto riflesso
dei campi di grano.

Ti ho cercato ovunque,
ma ovunque non era il luogo.

Eri sempre stato lì
in quel liquido silenzio
a straripare gli argini
di un solo respiro.

In Te fluisco e muovo
come un fiume che scorre
nudo,

senza ritorno.

Questa poesia è un invito ad abbandonarsi all'Amore che dimora nel nostro essere, senza cercarlo al di fuori. Quando non si è consapevoli della nostra vera natura, ogni ricerca potrebbe rivelarsi vana o deludente. Solo attraverso la consapevolezza dell'Amore che vive in noi, possiamo dare e ricevere autentico Amore, abbandonandoci senza riserve al flusso della vita.
Dedico questa poesia al mio amato che ha saputo riconoscere in me il fiume che scorre. Angela Verardo




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domenica 2 ottobre 2011

AMANTI di Gabriele Prignano

Dov’eri, tu, quando perduto erravo
tra scogli e nubi
in riva a furibondo mare?
quando di pesanti passi
(rovinoso tuffo di bronzi in mare aperto)
in mare di terra scavavo
tracce tremanti?
A te pensavo e cieco a viandante
cieco e chino chiedevo
tuo nome
e di te e di tua ombra morivo.
Ora di nuovo qui sei
su erbosa collina
e qui disteso abbraccio
manto di luccicanti umidi fiori
e grato piango rispondo
a lento fruscio di ingelosito vento
e di fiori ricopro nudi tuoi fiori
e folli labbra incredule
lievi distendo su tuo respiro
succhio tua linfa
di tua vita vivo
piango tua gioia
mordo tue braccia
e annego
nell’ebbro colore degli occhi tuoi ridenti.
E il sole, vedi?, giunge ora a coprire
capo e spalle di noi felici amanti.
Ma tu, tu cavalca, amore,
cavalca tu di nuovo scalpitante cuore
e guarda gli occhi miei
su argenteo altare
di nuovo lieto luminoso giorno. 








Gli amanti sono creature che si rincorrono per l'eternità. Vivono un altalena di eventi che si susseguono in maniera imprevedibile ed imprevista. Catturano i momenti opportuni per poi restare in simulata quiete ad attendere altre occasioni. Si perdono e si ritrovano ed ogni volta che sono insieme il sole torna a splendere sui loro capi. Gli amanti cavalcano l'amore come provetti cavalieri pronti a fermarsi quando si incontrano in segreto.









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domenica 25 settembre 2011

STUPRO di Carla Fortebracci

(dipinto di Daniela Nasoni)


























Figlia di nessuno sola nella notte
giovane vita sfinita su un prato
neve infuocata sui tuoi capelli
rivoli di sangue bagnano i tuoi seni

Gorgheggi nella tarda sera
di mille trame mai sentite
di uomini senza rimpianti
di soste di millenari affanni

Freschi ricordi di generose fiabe
violata poi per sempre la tua innocenza
teneri abbracci non conoscevi
scevra ti accingevi al tuo carnefice

ruvide mani fendevano il tuo corpo
lacrime amare solcavano il tuo volto
muto allo scempio restava il tuo grido
mentre corpi brutalmente infierivano

boia ti prego uccidi ...
... questa belva che distrugge


"Ho scritto questa poesia come sempre di getto dando sfogo a sensazioni recondite provate in modo "empatico" ... quei volti che apparivano nella mia mente con quelle espressioni di paura, sgomento, incredulità... erano evanescenti, sconosciuti... ma dopo, solo dopo ho riconosciuto in quei volti le "Sara" le "Yara", le "Melania", le "Elisa" e le tante altre giovani innocenti immolate sull'altare della violenza, colpevoli solo del fatto di essere "Donna"!




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domenica 18 settembre 2011

LAMPEGGIA UN SINGHIOZZO di Pietro Vizzini

A volte qualcuno gli passa vicino
tentando una carezza alla spalla,
debole il suo respiro
affannoso nei giorni d’estate,
quando la calura gli molesta la gamba
quella lasciata sotto le lamiere contorte,
non ha più rabbia il suo pensiero
è soltanto un sorriso alla morte,
zittito il tempo
divelte i giorni azzannati
da uomini che giocano al ribasso.

Il costo del lavoro da ridurre,
stringere la cinghia
è questo il ricatto
sussurrato dal capo
“O vieni in silenzio o vai!”
Ma la fame non ragiona
chiama senza voce
e in quel percorso tace.
Chi fermerà questa corsa esasperata
il salto implacabile dell’acrobata
sul filo sospeso della vita
sulla linea di confine,
in un giorno dove non era previsto
chi mai potrebbe prevedere
la fiamma intorno all’animale,
la corsa dell’uomo in avanti e indietro
tra le polveri lo schianto
l’urlo delle scintille
e grandi ombre
a ricoprire il corpo.

Adesso sogna sirene del mare,
scende in strada a riveder le stelle
seduto sul ciglio
di una sedia a rotelle,
lampeggia un singhiozzo,
sirene nell’aria
strozzano la gola.

Vite distrutte, spezzate
da un urlo che morde e travolge la carne,
molti la chiamano fatalità
ma più spesso è mancanza di sicurezza
nei luoghi del pane.



“Il ricordo degli anni vissuti lavorando in fabbrica, mi ha spinto a scrivere questi versi, testimonianza di un passato ma anche di una realtà odierna di una situazione di assenza di sicurezza nei luoghi di lavoro, che ancora adesso è padrona figlia dei padroni. “
Pietro Vizzini











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domenica 11 settembre 2011

Madonna nera di Bruno Zapparrata


(Domenico Baccarini, Ritratto di donna Bitta. 1903 terracotta)
 



Comme si' bella cu sta fila mmiezo
e 'o blu e chist'uocchie ca s'appiccia nfronte,
cu ll'aria mesta e c''o sapore e cchiesia
vestuta 'e niro, pare na Madonna!
Guardannote me scenne chianu chiano
doce e sincera na malincunia,
me faie na cèra e nu surriso amaro,
mo si' sulo ricordo 'e pecundria...
Fuie n'attimo sperduto dint''o bbene,
palomma d'oro, me vasaie e vulaie,
forze nun ce spiegaime buono, è overo,
resta 'o fatto ca nun te scordo maie...
Che Croce quanno veco cadè 'e stelle
io ca 'e guardavo dinto a stuocchie belle,
d''a nustalgia ca m'arricorda 'a sera,
d''e suonne e d''o silenzio d''a muntagna...
Si parlassemo n'ora sulamente
te faciarria capì che d'è na pena,
felicità abbrusciata dint''a niente,
na paggina tignuta dinto 'o bbene!
Te guardo ancora e pare nu ritratto,
cu ll'aria scura comme ll'ombra 'e sera,
tiene 'a stess'aria 'e quanno te dicette,
si' na Madonna, na Madonna Nera...


Traduzione letterale e non poetica della Poersia di Bruno Zapparrata MADONNA NERA- Edizioni del Delfino 1986 SIAE 88488


Come sei bella con la fila in mezzo
e il blu degli occhi che si accende in fronte,
con l'aria mesta e con il sapore di chiesa,
vestita di nero sembri una Madonna.
Guardandoti mi prende piano piano
dolce e sincera la malinconia,
mi fai una guardata ed un sorriso amaro,
adesso sei solo ricordo di ipocondria.
Fu un attimo sperduto nel bene,
Farfalla d'oro, mi bacio' e volo',
forse non ci spiegammo bene, vero,
resta il fatto che non ti dimentico mai.
Che Croce quando vedo cadere le stelle,
io che le guardavo dentro gli occhi belli,
della nostalgia che mi riporta la sera,
dei sogni con il silenzio della montagna..
Se parlassimo un'ora solamente
ti farei comprendere cosa è la pena,
felicita' bruciata in un niente,
una pagina intinta nel bene....
Ti guardo ancora e sembri un ritratto,
con l'aria scura come ombra della sera,
hai la stessa aria di quando ti dissi,
sei una Madonna, una Madonna Nera.

Una poesia con tanti risvolti che possono appartenere a chiunque nato nella normalita' di un rapporto vissuto sotto i migliori auspici e non giunto a buon fine. Ecco i rimpianti, dei momenti indelebili e l'utopia di cio che sarebbe dovuto accadere e che poi non è mai accaduto. Questi sono percorsi di vita che qualcosa lasciano per tutta l'esistenza, quel certo risentimento interno e portano a fare delle altre scelte.Certo lo scritto puo' essere considerato molto personale in tanti passaggi ma resta sempre una pagina di passione come un fiore sciupato dal tempo. Grazie a tutti coloro/e che interverranno e alla carissima Rosalba che mi ospita in questo prestigioso Blog con tanto affetto.Bruno Zapparrata



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domenica 4 settembre 2011

IMPOSSIBILE AMORE di Massimo Imperato


Stasera in cesti di paglia
donami cristalli dorati.
Accendi i profumi di incensi
ad indicarmi il sentiero.
Ti cerco impossibile amore
in luoghi nascosti da fiori,
sotto piume d'airone rosate,
dietro le cime innevate.
Mai luogo sicuro e nascosto
lo scandalo potrà custodire 
di un tenero bacio rubato
sfiorando le dita tremanti.
Stanotte per grande magia
potremo bruciare il segreto.
Ti troverò nel mio sogno
che sogna di vivere il tuo.
Ti prego non schiudere gli occhi
durante il notturno cammino.
I sogni si incontrano sempre
finché vorrai avermi vicino


Amori maledetti o maledetti amori. Sono alcune delle definizioni che si danno a quelle storie in cui la morale, i pregiudizi, la religione o altro, rendono impossibile la relazione. In questi casi si vive come in una pentola a pressione. L'amore non può mai essere biasimato o condannato. Il suo contrario è l'odio, sarebbe come affermare che l'odio è migliore dell'amore. Però accade sovente che molti amori restano segregati in due anime tribolanti. I miei versi si ispirano a situazioni analoghe e spingono gli amanti a rivelarsi in maniera subliminale: incontrandosi nei sogni!




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domenica 28 agosto 2011

Le OASI riaprono il 4 settembre...

Finite le ferie e gli svaghi le abitudini si preparano ad imporsi per il resto dell'anno! Lasciamo quindi che anche l'abitudine domenicale di pubblicare la poesia nella nostra OASI ritorni trionfale.
Vi ricordo il pensiero di Charles Bukowski che appare anche come didascalia all'immagine della copertina del blog: "Scrivere poesie non è difficile; è difficile viverle."
Proviamo insieme ai nostri autori preferiti ad abituarci a vivere ciò che cogliamo nei versi dei nostri poeti preferiti.
Appuntamento a domenica 4 settembre.
A tutti buon rientro da Ros e Massimo





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giovedì 28 luglio 2011

Torniamo a Settembre
























Buone vacanze a tutti quelli che ci seguono con assiduità ma anche a quelli che

per la prima volta entrano in questa 'OASI'. Ci rivediamo a Settembre per

condividere con voi nuove emozioni. Nel frattempo la nostra 'OASI' é a vostra

disposizione per un momento di sano relax, rispettatela, grazie. ros e massimo



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domenica 24 luglio 2011

Sono una Fata di Rosalba Falzone

(Dipinto di Rosalba Falzone)






















Sono una Fata

Sono una Fata,
luminosa, eterea, evanescente.
Sono una Fata,
una Fata vera.
Non faccio magie,
non ho la bacchetta con la stella,
non volo, sto con i piedi per terra.
Sono una Fata,
premurosa, dolce, a volte odiosa.
Se le fai un regalo avvolto in carta pecorita,
non le accetta,
e chi lo fa lo aspetta.
Sono una Fata,
allegra, amata e spensierata.
Non chiedo nulla,
non desidero altro che il respiro,
non voglio castelli ne brutti e ne belli.
Sono una Fata,
sognatrice, fantasiosa e concreta.
Felice solo di respirare,
di vedere la natura,
e di guardare il mare.
Sono una Fata.

Chi è la Fata? E' l'autrice che si identifica in essa per esprimere giocosamente la sua personalità. Il dipinto sarà in mostra sino al 6 agosto nella Zanon Gallery Via di Tor di Nona, 45 Roma. Rosalba Falzone



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domenica 17 luglio 2011

Forme d’acqua di Pietro Vizzini

(foto di Pietro Vizzini)





















Forme d’acqua

Giunse mutevole
allo sguardo degli astanti
l’accesa fiamma
labile carezza evanescente
che sfiorava la mente.
Ebbi fermento,
giocose forme d’acqua
al tocco della luce
apparivano festose
da quel sipario mobile
recitavano scintille
versi di un poetare fluido
assumevano sembianze
di corpi filamentosi
urlando rabbia repressa
si dileguavano nel profondo.
Vennero in superficie
lacrime di alghe
verdi capelli danzanti
ondeggiavano al cospetto
di rugose pietre,
qualcuno dall’altra parte
rimase silenzioso
ad ascoltare il palpito
delle parole andate.
Ed ebbi pensieri statici
circoscritti all’imbrunire,
forme chiassose del mare
quietavano il loro impeto
su strade baciate dal vento,
gettavano reti
due pescatori a largo
trama rossastra
sospesa nel fondo
attendeva la preda
prigioniera d’argento,
tirava un sospiro
l’uomo al timone
fissava l’orizzonte
schiaffeggiato dal mare.
I miei occhi
al cielo di ponente
mi portavano alla deriva,
nuvole alte
davano forma alla mia anima.

"Il mare è una forma avvolgente, un’onda che trascina alla deriva sospiri e lacrime, un riflesso di luce che assume sembianze di pensieri in fermento, dove poter baciare le nuvole, che navigano il cuore, abbraccio azzurro dell’anima. Pietro Vizzini"




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domenica 3 luglio 2011

Dove finiscono i sogni... di Ivan Vidori

(Spiragli di luce-Vincenzo Manca)




























Dove finiscono i sogni

A volte...
dove finiscono i sogni...
c'è una spiaggia deserta
per riflettere
per ritrovare se stessi
e d'un tratto
scorgi una porta
che prima non c'era
che non avevi visto
il destino aspetta
che bussi o che apra
che abbia la forza
di stringer la mano
ch'oltre quella porta
attende la tua
per condurti
in altri sogni
più maturi
più consapevoli
di una vita più vera
alla ricerca
di un solo lampo di felicità.

Questa poesia nasce da una riflessione in merito ai momenti di difficoltà, quando si è costretti a scendere dal treno e ci si sente disorientati, quando si perde la bussola del proprio percorso o finiscono i sogni, spesso infranti, e ci si ferma, in attesa di capire il perché e quale sarà la nuova direzione; si scopre poi, inaspettatamente, che il destino propone nuovi treni, nuove occasioni, nuovi incontri e con un po' di coraggio e fiducia si può stringerne la mano per riprendere il viaggio verso la felicità...Ivan Vidori



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