Felice anno nuovo a tutti gli amici del blog. ros e massimo
Notte di capodanno
Scoppiettano, rimbombano, tumulto di spari turbinio di fuochi, ma urlano la gioia? Confusa esco dal giardino di mia vita. Inciampo in grovigli di egoismo, scalo monti d’orgoglio, precipito in valli d’insignificanza, rumino macigni di preghiera. Ecco ritrovo seme novello di speranza e cauta lo ricopro con terra d’amore. Mi riposo … ai bordi del silenzio e fiduciosa attendo nuova fioritura.
Mi cunsignò un saccu, Diu, chinu di simenza, di simenza di puisia. E ju mi fici viddanu ntò jardinu di l'amuri, haju caddi nta li manu e nta la vuci e ciuri p'arripizzari li tila sfardati di li sonni senza culuri di tutti l'omini cundannati. Simìnu e nun mi stancu, travagghiu senza mai lintàri, sdivacu niuru su biancu, haju un tirrenu di cultivari cu la spiranza e cu l'amuri, un tirrenu fattu di cristiani aggubbati da lu pisu du duluri...
Il poeta è un contadino, semina versi con la speranza che il terreno sia fertile e possano sbocciare frutti e fiori in grado di sollevare l'uomo dal dolore. (Francesco Ferrante)
(Dipinto: Paesaggio-Rocco Paci)
Postata nei commenti trovate la traduzione della poesia fatta dallo stesso autore.
Cerco la “casa del pane” * d’esultanza santuario, pia grida canto. Ma smarrita è la cometa nel labirinto dei dannati: surrogate luci fanciulle della notte follie di droghe e suoni; forme d’uomo smemorati da scienti saggi sotto vecchi giornali di ieri, ripudiati dormono. “Dov’è il tuo Dio?” urla Giobbe, da nudo tepore antico pietoso letame scalda: verme e anima ! Eppure all’orma tua il mio piede stava attaccato e al vico delle indecenze giungo, malinconico trapestio! Lontano, festoso clero e gioie di pastori, santi epuloni d’una notte, osannano giubilanti : “è Natale, non si soffre più”! Strascico passo su zacchere di pianto.
*riferimento a Betlemme, il cui nome in aramaico vuol dire: "casa del pane"
Ho scritto questi versi all'inizio del periodo natalizio, era notte, la città brillava di luci e gioie effimere... nell'aria il gemito dei senzatetto e il grido degli ultimi...Luoghi sacri colmi di gente esultante e girando l'angolo si muore! Si gira lo sguardo per non vedere e si canta felici "è natale non si soffre più", per una notte ci si sente santi e giusti imbandendo le tavole di superfluo e parole lasciando qualche spicciolo per gli Ultimi. Ipocrisia dell'occidente ricco e opulento! Che la Luce del Natale illumini i nostri cuori e le nostre menti e come i poveri pastori o i ricchi magi, condividiamo con la stalla il nostro amore e il nostro pane. Maria Savasta
Ragazzino passeggio per luminose vie davanti alle vetrine colorate. Vapori d'incenso irradiati da intermittenti lucine sbuffano al suon delle zampogne. Tintinnano le monete nelle tasche, prima di trasferirsi ai bottegai acquistando piccoli regali per far felici parenti e familiari. Vigilia di Natale, urlano i pescivendoli, sovrastano il brusio degli acquirenti in festa, in bella mostra spigole ostriche e aragoste. Mi faccio strada tra la lieta folla, visito a tappe i nonni e le case degli zii. Ognuno gira attorno alla cucina, stordito da succulenti olezzi mi perdo nel fondo dei tegami. Auguri a tutti, magico giorno beato; a casa, nascosti aspettano, i regali sotto l'albero, prima di essere scartati. Più non esiste quest'amata attesa, perso ho la via festosa, naufraga tra i ricordi di nostalgie passate.
Ho rivissuto gli anni della spensieratezza giovanile. Il Natale era atteso per 365 giorni l'anno. Il rituale mi dava gioia e certezza negli affetti. Il senso della famiglia. L'amore verso i familiari e gli amici. Poi la vita solleva il velo ed ho scoperto che erano prevalentemente illusioni, mentre la parte vera è finita con la scompara e la disgregazione di alcuni familiari. Eppure resta meraviglioso rivivere quei tempi con la mente.
Una ragione io cerco del fervore di vita pieno eppure immoto in questo angolo di terra. Danza acrobatici passi lungo invisibili reti un ragno perlaceo. In rara armonia un pullular di formiche si estenua per secchi frammenti. Un verde bruco stupendo sormonta abbracciandola una montagna di foglie. Una bianca farfalla disorienta lo sguardo in vorticose rincorse. Un cuculo a intervalli scandisce del tempo il ritmo lento. Quale in tutto questo la ragione?
Sarà forse la beffa di chi agita i fili di marionette impotenti costrette al bisogno o è un unico afflato che ora lieve ora grave anima nei confini del cosmo mille forme diverse a formare i pioli di una medesima scala che conduce all’Origine-Prima? Scivolato sulla mia mano il ragno a mio conforto spezza la mia solitudine. La risposta allora intuisco nelle note di un vento lontano.
Attraverso una lineare semplice immediata poesia si vuole evidenziare il fatto che fin dalla più lontana storia umana molti interrogativi hanno attanagliato le coscienze con risposte più o meno in grado di placare le angosce esistenziali, alimentate soprattutto dal mistero che circonda il nostro destino di creature umane. Risuona nelle orecchie il grido di Ecuba, nelle Troiane di Euripide "Zeus, sostegno della terra, che sopra la terra hai la tua sede, chiunque tu sia, difficile a comprendersi - forse necessità della natura, forse ragione degli uomini:...". Coloro che più insistentemente hanno tentato di affrontare l'eterno quesito hanno avuto in sorte o l'illuminazione della Fede o la tragica disperazione o il deserto bruciante di agnostiche o materialistiche convinzioni. Ognuno nel suo intimo forse può ascoltare la voce della scintilla che illumina il dubbio o annegare nella nera palude di risposte impossibili. (Adriana Pedicini)
Persone e cose scadenti per tempi e sensi, plagevoli di costruzioni iperboliche d’aspetti per momentanee e miserevoli funzioni.
Torri di Babele variopinte e griffate, mosse da cervelli insensibili e prevedibili come orologi all’opera per esistenze da copertina.
Puntuali forme ed apparenze, colorano stupidi ragionamenti, facilmente irretiti da menti impigrite dalla moda.
Propositi poco trasparenti, per ideali distratti ad antichi sogni, trattenuti ed avviliti nelle sabbie mobili di passioni e desideri estemporanei.
Aria servita in effimere atmosfere, e farcita di sensazioni, troppo immediate, per essere riflesse.
Imperituri ragionamenti indipendenti, trattengono un pensiero arrugginito, nero oramai come il carbone.
Granelli di intolleranza e convinzione, per attrito di presunzione e vanità, cadono inevitabilmente dalle alte torri, divenendo in basso, per continua rimessa, valanghe travolgenti e distruttive.
Sempre e solo quanto per interesse è previsto, poi….. ordinarie stanche domande ed ipocrite considerazioni di rito sulle impervenibili responsabilità delle tragedie.
Eccezionali telecronisti della morte insuperabili nella diretta, da bocciare in comprensione.
Stermini e catastrofi nulla ha presa né tanto meno lascia effetto, al ricordo come al presente, all’ombra di una disarmante convenienza.
Poca storia per un ago perso nel pagliaio della tecnologia delle forme dell’inutile.
Poco stupore per le meraviglie del mondo.
Ovunque incontrastata è insaziabile voglia adrenalinica mentre sguardi innaturali ed ossessivi, cacciano, negli infiniti presidi di materia uno spirito nomade e sfuggente.
Torri di Babele "..oramai non ha alcun interesse se una cosa serva o meno, l'importante è che sia lucida e veloce...tanto quanto non interessa cosa si dica, fondamentale è da dove si parla....così pian piano diviene superfluo se si creda o no in qualcosa.....basta darne solo una sensazione....."(Filippo Pio)
Nel mio silenzio di parole… urlo forte il tuo nome al cielo… muto brusio evanescente della mia voce. Nelle mie lunghe notti di luna piena… sento una leggera brezza sulla pelle… che mi riporta il tuo profumo, la tua grazia schiva e riservata. Quanta triste e sfuggente malinconia… nel “risentire” la tua fragranza delicata, nel “rivedere” il tuo gentile garbo. Dolci essenze e immagini sfumate… di un passato lontano eppur scolpito, eco acuto di struggente nostalgia… che come un sibilo risuona… tra sinuosi colli ed alte vette, per fermarsi e riposare… nelle profonde e segrete gole del mio cuore.
La malinconia, sentimento dolce che ti prende, quando pensi a qualcosa o a qualcuno che non c'è più. Arriva all'improvviso, quando ascolti un suono famigliare, quando annusi un odore conosciuto, e tutto ciò ti riporta alla mente e nel cuore, situazioni e persone che non sono più con te. Ed in silenzio, vivi intensamente questo dolce e profondo sentimento che è la malinconia.
Basta col seminare ai piedi dei fanciulli l'odio e l'indifferenza. Nutriti con veline e videogiochi crescendo all'ombra di Vegeta, smarrita hanno la via del vecchio campo di periferia. Lì, dove due pietre son l'unica meta per infilar la palla ed esultare. Non più un abbraccio tra teneri bambini, non più una zuffa per non restare in porta. Tutto diventa serio anche se hai pochi anni. Stronchiamo i messaggini, le fascinose chat. Stringiamogli le mani, portiamoli nei prati a chiacchierare insieme gaurdandosi negli occhi. Indi poi incontro al buio, sotto le amiche coltri, senza televisore, attiveranno i sogni di chiacchiere e pallone.
La società di oggi stà distruggendo l'innocenza dei bambini. Quel periodo felice che resta nei ricordi di tutti quelli che hanno avuto la fortuna di poter fare i "bambini". Una fase dell'esistenza dove davvero prevalgono i buoni sentimenti, dove ancora si vive in funzione dell'amore. Se distruggiamo i "bambini" distruggiamo l'amore. Ecco il grido che traspare in questi versi. Educhiamo i bambini all'amore, distogliamoli da tutto ciò che li allontana dalla loro fantastica innocenza, solo per il gusto di vederli "grandi" prima degli altri. Salviamo i BAMBINI.
Mimosa,doce doce staie nascenno sott''o cielo ceroggèno 'e fevraro; n'aceno arape e n'ato staie schiudenno, goccia pe goccia sgrane nu Rusario... Primmavera ca tuorne cu 'a poesia; no, nun è ggrano, sta campagna è oro; mille culure dinto a ll'uocchie e 'a luce, sceta d''e suonne 'a musica d''a vita... N'angelo senza scelle sta vulanno; s'appiccia cu 'e culure 'a fantasia; cadono fronne 'e mare pe sta via... arde 'a cannela dint''a na buscia... Zingara, faccia d'angelo, malìa, scesa d''o Paraviso pe magìa. Rosa sfrunnata d''o chiarore 'e luna ca torna a me, c''o viento d''a furtuna...
Questa poesia non avrebbe bisogno dell'introduzione alla lettura perchè molto semplice. Sono sensazioni che sgorgano spontanee quando fermo al balcone, circondato da alberi primaverili a fine febbraio, dove bastano due giornate di sole per far fiorire le mimose, uno resta estasiato a commentare questo miracolo della natura. I pensieri si accavallano, la fantasia lavora e pensi a qualcuna che non è al momento accanto a te però è presente e vicina. Di conseguenza vai a fare l'analisi di un rapporto che grazie a Dio, non è sempre negativo ma qualche volta puo' essere anche con fini ottimistici e ne tiri le somme semmai mettendo su carta delle immagini raffiguranti momenti del rapporto stesso. In questa poesia penso ci sia tutto in fatto di rapporto ossia, Fede, Estasi, ammirazione, qualche dubbio ma la conclusione è positiva. A Voi, cari amici il parere, il giudizio, quello che volete. Grazie.
Postata nei commenti trovate la traduzione letterale e non poetica della Poesia ZINGARA a cura dello stesso autore.
Io abito negli occhi di un bambino dell’Africa, abito nei confini dei tuoi muti deserti.. Io abito sulle lacrime che rigano il tuo volto, nelle profondità abissali di un vecchio ricordo, Abito negli scantinati maleodoranti, dove come bestie, si rifugiano i clandestini. Io abito nei cartoni della notte, dove i clochard si riparano dal freddo. Io abito dietro le sbarre dei carcerati, dove il cuore isolato... chiede perdono a chi ha amato. Io abito nelle preghiere di chi crede, per consolare gli afflitti. Io Esisto per tenderti una mano E donarti il regno dei cieli… Io sono Dio.
Non commento, perchè si commenta da sola! Sonia Demurtas Tratto del libro "Oltre l'amore" - ALETTI Editore.
Fermo respiro ascolta il tuo su auloròsa pelle del ricordo, veloci ritmi emozionali , palpiti d’anima notturna sola come libero aquilone reciso dal suo filo di passione, seduto su nube di cuscino enfiato da tenere lacrime e morbide orazioni. E verrà la luna a rapire il canto del silenzio pel suo mar della tempesta. E sola resterò coi muti tuoi sorrisi di pace: e sarà giorno!
" Ho scritto questi versi nel silenzio della notte, trattenendo il respiro percepivo il profumo della pelle amata di chi m'ha lasciato per cieli nuovi e terra nuova, e nell'emozione sentivo veloci i palpiti dell'anima. piangevo e pregavo libera come un aquilone sfuggito dalle dita d'un fanciullo distratto; svincolata da lacci e terrene passioni . Il mio silenzio non è nemico, ma un canto di dolci rimembranze, e quando da dietro la finestra guardo la luna, s'interrompe il canto: è stata lei a rapirlo per pacificare il suo mar della tempesta dove confluiscono tutte le umane tragedie. Resto sola coi sorrisi nel cuore del mio amato, e la certezza che "sarà giorno"! La 'e' scritta in un solo verso e perciò staccata da 'sarà giorno' vuole per l'appunto indicare non la speranza, ma l'assoluta sicurezza della luce a divenire"
Un dì m’accorsi d’essermi perduta mentre vagava l’anima mia fra i sensi d’un tratto l’armonia si fece muta si spensero quei giorni fatui e melensi l’eden m’avea accolta un dì lontano stordito s’era il cor di tanto ardore ignara m’inoltravo piano piano nell’incantato bosco dell’amore donai anima e corpo senz’indugio certa che il fato fosse un re clemente giammai cercai riparo né rifugio scevra d’inganni abbandonai la mente mille o più di mille furon quei baci quelle carezze languide e suadenti magiche notti scandevan ore audaci l’oblio fluttuava libero tra i venti non seppi allor capir colui chi fosse quel volto che m’avea sì tanto amata cosparsa m’ebbe la via di rose rosse io gli credetti e fui così dannata passaron sul mio corpo i mesi e gli anni lasciando i segni delle vane attese la gioia cedette il posto a quei malanni il cor s’inaridì ma non s’arrese fuori dall’uscio stetti come un cane fedele attesi briciole di vita m’accontentai di acqua e poco pane riempir la ciotola per lui fu cosa ardita negate allor mi furon le speranze sgorgaron dai miei occhi lagrime amare cessò la melodia con le sue danze rimasi sola avvinta al mio fervore furon momenti d’atroce smarrimento fitti quei rovi m’infliggean dolore il corpo mio fu avvolto dal tormento trovai il coraggio e strappai dal petto il cuore.
La poesia è tratta dal libro "Viaggio autobiografico nel paranormale". Questa poesia come le altre facenti parte del capitolo dedicato alla scrittura automatica e alle poesie ispirate, è stata da me composta in uno stato d'estasi e in pochi secondi senza riflettere, né sapere cosa stavo scrivendo, come se qualcuno mi dettasse quei versi che scaturivano senza sosta dalla mia penna. Contemporaneamente alla scrittura, nella mia mente si avvicendavano le immagini che poi ho ritrovato nel testo del componimento.
Te scordi ogni tanto de avella E soprattutto non te ricordi mai de falla Fai schifo dietro all’ombra der bastone Te degni de fà solo er padrone Ricordete pero’ omo leggero Che un giorno sarai tu er passeggero E sì ppè caso guido io Vendichero la fame a nome mio Ma siccome de te so’nfame manco a metà Sicuramente me scapperà a pietà.
Sono Spesso disturbato, annoiato e stanco delle solite notizie, del buonismo della finzione nascosta e coperta da atteggiamenti COLORATI. Poi per strada leggo il nome di questa via, e piu’ di mille bandiere, esplode un sentimento uno “strillo” un basta, ma lo so’ NUN BASTA”. Lo zozzo è indelebile.
Non ho tante parole, per questo ho scritto la poesia. Fabrizio DI PALMA.
Sola vago nella nebbia mattutina, ed il mio viso si confonde, la mia anima si perde… tra campi umidi… di gocce di rugiada, tra delicati fiori sonnolenti, che ancora, chiusi ed abbracciati, si riparano dalle prime intemperie, dell’ancor mite… e dolce freddo della notte.
E sempre sola, mi addentro cauta… lasciando un’ombra opaca, una leggera scia di malinconia… in questa bruma autunnale, che diventa, sempre più fitta e spessa, e mi riveste, mascherando il mio profilo, ormai quasi invisibile ed etereo, sfumando lentamente nell’oblio, i miei pensieri, le mie parole… i ricordi del mio cuore.
A volte, quando i ricordi non sono solo ricordi sereni, che ci fanno star bene, ma sono ricordi che ancora ci turbano nel profondo; ecco quando questi ricordi ci fanno star male, allora vorresti sparire, sfumare lentamente nella nebbia, e rinascere in una nuova vita oltre la nebbia, dove un sole splendente ci accoglie, cancellando e lasciando indietro ciò che ancora turba il nostro cuore.
Dove ti troverò amico mio? Forse sotto un cielo coperto di stelle? Sarà lì che ti troverò? Sì, perché tu non sei fra la gente che mi sta accanto, che oggi è con me e domani è contro di me. O forse sono io nevrastenica, che non so dialogare, che non ascolto le ragioni degli altri. Forse anche tu vuoi dirmi questo, amico mio. Forse tu vuoi placare la mia ira, per questo taci quando io mi lamento. Oppure pensi che in quest'istante solo tu puoi essermi amico, così come io penso che solo tu puoi comprendermi. E' così, amico mio? Dimmi, è così? E intanto ti cerco e continuerò a cercarti volando nella notte coperta di stelle.
" A volte ci capita, pur avendo tanti amici, di sperimentare momenti di incomprensione, di solitudine. Dipenderà da noi, dipenderà dagli amici, fatto sta che c'è qualcosa che da loro ci separa. Ma il bisogno di comunicare ci è prezioso come l'aria che respiriamo ed allora ci rivolgiamo a un amico immaginario, testimone del tempo che legge fin nel profondo del nostro cuore. Esisterà davvero quest'amico? Chissà. L'importante è che noi riusciamo ad aprirgli il nostro cuore." (Albertina Piras)
(Foto: L'Amiczia di Elisabeth D'Amico-fotommunity)
Menu mali ca aju a ttìa, menu mali oh Musa mia! Nun è tutti ca ci l'hannu e ju mi sentu furtunata; trovu sempri cumpagnia quannu sula e cu' l'affannu tu mi duni la to' puisia. Ti ringraziu oh Musa mia! Tu nun sì 'na gran signura, nun hai vesti di gran dama, nun sturìi littiratura, ma sì fina pi natura! Tu mi parri nsicilianu comu parra la me' terra: nta lu scrusciu de marusi nta lu ciatu di lu ventu, nta li ciauri e nte culura, nta lu suli e nte sapura. Tu mi parri nsicilanu comu lu sangu ca aju nte vini; nto dialettu de me' nanni, di la genti di 'na vota, forti semplici e sincera... ginirusa pi natura... comu li vrazza di 'na matri... quannu abbrazza la so' criatura!
dal libro "La vita...ciuri d'amuri! Ed.Gasm
Ritengo la mia poesia semplice,spontanea,naturale. Una Musa,la mia che non ha nè lauree,nè ricchezze e che mi parla come la natura della nostra terra di Sicilia. Rita Elia
Postata nei commenti trovate la traduzione della poesia fatta dalla stessa autrice.
Ho toccato più volte il fondo. Sgretolata la paura, coi piedi ho scostato la melma. Soffocare no. Non potevo ingoiar quell'obrobriosa melma. Piedi battuti forte, reattivi, spinti da un istinto ignoto. Così ho spiccato il salto. Così ho allontanato il fondo. E poi giù. Di nuovo. Ho picchiato più forte. E ancora e ancora fino a trovare l'aria. Nuovo, assaggio un respiro. Uno. Prima di ripartire per l'ultimo rimbalzo. Voglio toccare il sole.
Nei momenti peggiori mai darsi per vinti. Ma ce ne sono alcuni in cui sei ad un passo dalla fine. E' li che bisogna raccogliere le forze. Anche se si prova il sapore della melma in cui si sprofonda. Anche se non si riesce subito a tornare a galla. Mai arrendersi se si vuole arrivare al sole!
Consegno al vento il tuo amore, perché sia aria dei continenti, e ovunque io vada respiri te... Lo depongo con grazia nelle acque perché spenga la mia fiamma e mi disseti: e bevo te. Lo scrivo su un pentagramma perché sii mia gioia e mio canto: e ascolto te. Lo dono agli Angeli perché m'accolga nei tuoi cieli: e veda te. E a te, AMICO questo mio presente carme del mio amore perché riscaldi i tuoi freddi giorni e i tuoi figli dicano: 'cantalo ancora'
Ho scritto questa poesia di getto, il mattino di martedì 17 Novembre 2009. Ero sola coi miei pensieri, i miei ricordi, il mio dolore. Come al solito prima di iniziare a dipingere e continuare nella stesura del mio libro, do uno sguardo alla posta: fra decine e decine di mail, una mi commuove profondamente, è di un AMICO! Due lacrime mi bagnano il viso e m'accorgo di respirare la stessa aria del mio Amore, di sentire il suo profumo nel vento, di dissetarmi nell'acqua dello stesso pozzo e bere nello stesso calice..., sentivo l'affetto degli amici e il respiro caldo e odoroso che emanava la mail dell'amico lontano che m'incoraggiava sostenendomi... In lui ho percepito l'affetto di tutti gli amici, e gli ho risposto con questi semplici versi, senza pretese, ma intrise del mio amore." (Maria Savasta)
Vorrei che… Fosse silenzio di frasi dette, e di frasi non dette Fosse silenzio di parole scritte, e di parole non scritte Fosse silenzio di tutto, ma soprattutto, silenzio del mio cuore.
Io vorrei che… Fossi oblio di frasi, dette e non dette Fossi assenza di parole, scritte e non scritte Fossi spoglia di profonde emozioni, ma, un caos sofferto di frasi e parole, turba il mio cuore.
Poesia che sarà pubblicata a dicembre sul libro "Poesie del nuovo millennio" casa editrice Aletti
A volte, quando le parole e le emozioni turbano profondamente, e disturbano la serenità interiore, vorrei che tutto fosse silenzio, fuori ma soprattutto dentro di me!
Rara versione di We Have All the Time in the World di Louis Armstrong
Quanno 'a mente se perde, luntano, mmiez''o vverde, e'e stelle a' una a' una appicciano sti suonne, vaco cercanno 'a luna sul'io mmiez''a chest'onne... Silenzio pe stu mare, sulo nu sciuscio 'e viento, voce 'e nu marenaro fra musica 'e turmiento... E' nu mutivo chiaro, sta musica è lamiento... Ma che te cerco a fa', mmiez''a chest'onne si' già cammine dint'a' n'ata via e nun tremma' si tremma 'a voce mia, nun appiccia' chiù suonne cu 'e buscie. Nun te scetà stanotte, nun penza', lassa ca 'a vita scorre e se ne vola, lassa ca 'o tiempo ferma na parola, suonne senza parlà, e nun chiammà...
Quante volte ci si è trovati nella nebbia mentale dei pensieri, quante volte si è agnognato l'oblio, quante volte ci siamo domandati che significato ha il luogo comune "siamo nati per soffrire" . Allora mi sorge un dubbio, vuoi vedere che siamo stati mandati sulla terra ad espiare con la cancellazione totale di chi eravamo realmente dal cervello? Fantasie, si fantasie che però portano a divagazioni ineluttabili, e la prima sofferenza dell'essere umano è la mancanza d'affetto la disperata ricerca dell'amore, non soltanto fisico come oggi impera nelle comunicazioni di massa piccole e grandi che siano e che spesso portano a far nascere dei malintesi sin dai primi approcci, ma di quell'amore che aiuta giorno per giorno a sopravvivere, che da speranza, che da quel poco di serenità che ad ogni essere umano è necessaria.Questa è una classica poesia napoletana con il concetto dell'amore sparito stilata in doppia musicalità usando due metriche diverse ma con l'identico afflato si da ricavarne un'unica melodia. Il concetto è appunto un grido disperato di dolore, tra una vana ricerca, tra gli elementi presenti ostili e la rinuncia forzata ma con un avvertimento che nelle pieghe traspare con amore, senza minacce ma dolcemente gli ultimi versi recitano con chiarezza il pensare e l'invito a sognare in silenzio e se caso mai qualche ripensamento... a non chiamare. (Bruno Zapparrata)
Postata nei commenti trovate la poesia tradotta dallo stesso autore, grazie.
La nebbia ha cancellato dal mio corpo,ogni traccia del forte calore del sole tanto da non sentirne più nemmeno il tepore Anche il mare adagiando uno sù l'altro i suoi splendidi colori sembra solo troppo al mio sguardo Ed io, con l'occhio sospeso, su un un amore, che credevo sparpagliato tre le strade del nulla, con la memoria guardo gli abbracci dolci di due corpi sotto una fievola luce lunare e la mente esulta gioisce sogna ancora amplessi lunari Ma perchè sognare?credere?amare? M'ama non m'ama nascerà ancora? Ma ecco che il cuore, pietra di lava ormai.... si accende,si spegne sgomenta non cedo al destino, con fare felino agguanto il ricordo nascerà di nuovoil tuo amore per me e sarà la vita e non più dolorosa notte nascerà si ancora nascerà ...
Da i miei scarabocchi,dedicata a me che amo la vita la sfuggevole vita e ai ricordi che fanno sognare .....prima di andare venderò il baule dei miei sogni ,non valgono molto materialmente,ma hanno la capacità di sconfiggere la malinconia la noia di vivere.....nel baule troverete anche tante scarpe con tacchi impossibili ,sono la mia passione ed un sogno perchè indossarle è impossibile........siate clementi con me oggi .........ho scritto in piedi dedicata alle amiche bellissime della panchina viola che bacio ed a gabriele prignano ed a tanino ferri a cui piacciono le mie zippole ed a mio marito che amorevolmente mi cura .............diciamo(Annamaria Fulgione)
Questa notte il buio, tra le mie dita cera colata di candela ora accesa, ora consumata. Lambiva una tenue luce posata tra i cuscini porcellana rosa, viso gentile labbra appena accese, sembrava una bambina. Tra giochi e abbracci stringeva a sé annodati come lacci i suoi capelli chiari, la bocca inaridita senza il sorriso cantava la sua nenia infantile. La ricordo ancora adesso, bambola di pezza cucita, ordita per il silenzio rinchiusa tra le ombre, sguardo di stoffa lacrime inzuppate sulla sua pelle di cotone azzurro. Restava in attesa di un altro schiaffo ancora “eccolo, adesso…. no è solo un rumore,” passi che arrivavano svelti colpi sferzati violenti sulle ginocchia, sangue dalle labbra, un’ombra allo specchio dietro quella tenda odore di muffa, veloce il suo respiro boccheggiava di dolore congelando aiuto.
Se potessi un giorno diventare di porcellana delicata e fragile, potresti dire di essere amata.
Questa poesia può avere diverse chiavi di lettura, quello che io ho voluto esprimere è il dolore di una violenza ad una bambina. La bambola di pezza è una metafora che rappresenta sia l’oggetto in se stesso come bambola compagna di giochi e soprattutto persona, trattata con violenza da qualcuno che è il suo incubo. Ma il suo desiderio più grande è quello di diventare come una bambola di porcellana, che nella sua delicata fragilità forse può essere trattata con amore.
Il tuo respiro, un foglio di carta crespa accartocciata, che piano si riconcede, al suo interno le tue parole, [poeta.]
Vita vissuta, o quel poco che ne resta.
Sogni, speranze, timide riflessioni a cui concedi la mente per uscirne, anche solo un minuto, e ritornarvi sempre meno convinto, ma sempre più uomo.
Un uomo si misura dalla capacità di assimilare il dolore?
Se cosi fosse, tu, saresti un grande uomo, [poeta].
Ma chi può dirlo?
Molto semplice da presentare questa poesia. E' sempre in primo piano questa lotta contro qualcosa di ignoto, qualcosa che non conosci, ma che mai può prendere il soppravvento. E se il poeta fosse solo un uomo? o viceversa.
Chi poco e chi a metà A sconta na vita dentro na prigione
Qui dentro non è mai tardi Pe fa pagà a li bastardi
Gente sapete puro Che er core non è duro
Chi sbaja lì dde fori Quanno viè dentro so dolori
Non dico che nn’o sbajato Ma n’amico o vendicato
E che mò, che fra trent’anni esco, Vojo rifà l’onesto.
Mentre mi trovavo per le vie di Trastevere, nell'intento di effettuare la mia infinita ricerca fotografica su fontane monumentali, edicole sacre e lampioni, ad un certo punto immortalo nell'obiettivo questa via con sopra una finestra tipica delle prigioni. Qui una volta la gente veniva portata per scontare delle pene. Di lì, un po' per esperienze raccontatemi da amici, un po' per conto della mia fantasia, legata anche magari a vari film visti sul tema in passato, ho cominciato ad immaginare una situazione tipica e il testo ha iniziato ad avere forma e rime. La persona rappresentata sicuramente è stata "carcerata" per una questione d'onore. In essa riscontro e trascrivo un forte sentimento di amicizia, di voler essere onesto, e di disagio. spero piaccia. ciao, (Fabrizio Di Palma).
Dolcemente in te apparentemente mi perdo.. il cuore s’arrende quando distratta è la mente.
Tu irrealmente come mai vestita di niente con voce falsamente suadente, ma che ancora come allora, mi sorprende.
Non io, ma altro in me presente che si fa strada internamente sinuoso come un serpente striscia lentamente, per poi stringere e soffocarmi nella mente..
Io deficiente, e tu reticente, per un noi stella morente, che oramai brilla solamente agli occhi della gente.
Scioccamente in te, per un interesse che illogicamente mi prende, che di nuovo non s’arrende, e il mio cuore silente ancora una volta si fende.
Ricordo che sono principalmente un ricercatore, non amo il descrittivo quindi quando offro un pensiero (che in questo caso richiama alla Genesi, che vede la donna ed il serpente tentatori), non ne cerco altre coniugazioni,sono molto esigente con me stesso, per me scrivere non è un lavoro, ma una passione, quindi..... Personalmente l'arte non deve svilirsi del suo principale fondalmento che è la comunicazione dell'incomunicabile, e non invece l'esaltazione dela propria personale "indipendente" visione...a tal proposito vi riporto sotto poche righe con le quali ho accompagnato dei miei dipinti che, per mio grande onore Philippe Daverio ha inserito nella galleria della sua rubrica sul web Artonline....
M'ispira lu ventu c'annaca li fogghi, l'alliscia, li scoti, li strogghi e li straminìa comu pittiddi pi l'aria e pa' via. M'ispira lu suli ca fà affacciateddi, s'infila nte casi, nta tutti li vaneddi: asciuca filati di robbi stinnùti e fa arrussicari facciuzzi piatusi. M'ispira lu focu c'abbrucia e distruggi ca duna caluri, ca coci e rivugghi, ca svampa, scattìa e fa li faiddi ca scintillianu comu li stiddi. M'ispira la me' terra ca è terra di focu d'amuri e di odiu di tanti sapura e di milli culura di genti scialusa e assai ginirusa. M'ispira lu scuetu ca fa 'nnamurari dda smania ca afferra e fa suspirari fa chianciri, ridiri, lu cori 'ncantari e lu porta unni voli e lu fa cuntrastari. M'ispira lu sonu di l'Avimmaria ca 'nvita la genti e ci mustra la via e annunzia la sira, la paci, lu riposu e spiranzi d'amuri pi tutti li criaturi. M'ispira la fami, la puvirtà e la suffirenza di l'umanità; m'ispira lu mari, lu firmamentu, un filu d'erba, 'na spica di furmentu 'na lacrima, un cantu, 'na risatedda... lu scaccanìari di 'na funtanedda. Ma ch'ossai di tuttu m'ispira l'amuri, ca a tutti sti cosi ci duna culuri, ci duna vuci, ci porta puisia, nni duna paci e nni porta armunia. Si nun ci fussi stu sintimentu la nostra vita fussi un turmentu; povira e tristi dd'umanità ca senza amuri nun sapi unni và!
Tratto dal libro "La vita...ciuri d'amuri" di Rita Elia ed. Gasm
M'ispira è una delle più belle poesie che la mia anima abbia partorito. A detta di tanti amici è la più bella delle mie poesie d'Amore.Pamela Villoresi ,toscana, l'ha recitata in maniera egregia a Sant'Agata di Militello ( Me) dove M'Ispira si è classificata, nel 2007, al primo posto,nel premio di poesia indetto dallo stesso comune (Rita Elia)
Postato nei commenti trovate il testo della poesia tradotto dalla stessa autrice. Grazie a tutti.
Cosa corri, cosa insegui Tradita ingiustamente dal tuo destino
Pensavi all’amore, ma la sorte dettava una sentenza di morte
Ti tolsero il gioco, il sorriso In un attimo il buio.
La cura, il pianto, quel sapore amaro
Il dolore, la crisi, senza una via di pace
Tutti a far forza Tutti a capire L’unica incomprensione, “il perché”
Alla fine la tua ricerca, incompleta, incompresa, inaspettata
una luce, una fiamma, una speranza
Oltre.
Oggi, sei tornata a giocare.
Un giorno, preso da mille sentimenti sentento piangere un mio amico ed una mia amica per il dramma che aveva colpito la loro figlia, rimasi "invaso" di un sapore amaro e di un sentimento di impotenza che prevalse e prevale nei miei pensieri. Penso e ripenso sempre a loro, a lei, e soprattutto a quanto siamo deboli, indifesi e non immuni ai problemi "umani". Durante una mia ricerca fotografica ad Assisi (le mie foto su www.Flickr.com , e su www.artcurel.it) sul Santo e il suo cammino, immortalai quella serratura che poi mi diede il là alla creazione della poesia. Si perche' la serratura era murata e dietro il muro c'era tutto il meraviglioso panorama che da assisi si puo' vedere in direzione di S.MARIA degli ANGELI. Venni investito dal pensiero di quella ragazza e dal fatto che dietro alla serratura murata vi era la vita. E la mia mente anzi il mio blocchetto iniziava a riempirsi di versi, di note, di pensieri positivi. Credo molto in quello che ho scritto e che scrivo.(Fabrizio di Palma)
Gronda sui rami di una quercia l’umore argenteo del mattino mentre un lamento squarcia il silenzio di un aperta campagna un cane bastonato termina morente il suo urlo strozzato vestito di uomo apparente prosegue lungo il selciato un cupo viandante che il bastone ha accarezzato
e dall’odore fervente
un lupo accorre al pasto invitato ed ecco l’uomo agonizzante….. Tra un sospiro e l’altro le lucciole illuminano fili d’erba e tra un ramo due occhi lambiscono la luce che svanisce tra attimi di pace cocente e improvviso nelle piaghe della terra un sorriso boccheggia nella polvere di una smorfia deriso....
Dolore e gioia camminano mano nella mano e quando si guardano negli occhi vestono l'uomo di chiaroscuro....Questa poesia esprime dolore in una realtà dove esiste anche la gioia, che si alterna alla violenza, alla pace, all’odio, all’amore. L’uomo cerca di prevalere su tutto, ma la natura alla fine è sempre vincente.
Verrà il tempo che sotto il comodino, ferme le mie ciabatte resteranno mentre secco uno spazzolino ai vostri compagnia fara'. Allor, vi esorto a non sprecare lacrime, spazio bensi' lasciate soltanto ai miei pensieri. Ho chiesto loro, altero, di non andar mai via. Fermi sulla coscienza sempre li troverete, muti ma fragorosi, spenti eppur luminosi. Faro per emozioni naufraghe, cosi' diranno ai posteri: "Gonfiate la passione non scoppierete mai. Senza risparmio date, specie se con le unghie il fondo ormai grattate. Colmatevi d'amore senza timor di apparir diversi, ed in egual specie fatelo con ognuno che il vostro sguardo intorno incrocera'. Quando poi sulle gote anche l'ultima lacrima sarà ormai asciutta, stringete forte gli occhi. Li pronto mi vedrete a braccia aperte, fermo, come quando era vuoto sotto a quel comodino e le ciabatte forte strisciavano al mattino.
Il mio testamento non prevede nulla di materiale. Il silenzio dei miei valori e ed i pensieri sono l'unico lascito. Le lacrime di dolore, il lutto, la tristezza presto svaniranno, ma i semi che ho posto nei cuori dei miei cari cresceranno. Amore incondizionato da dare a tutti senza chiedere niente in cambio, questo è ciò che crescerà nei miei posteri. E nel momento in cui lo riconosceranno, allora potranno sentire la mia presenza, proprio come quando ero tra loro.
(Glorious Maple Leaves turning colors in Autumn-Gilbert Lam-Artscanyon)
'E FRONNE D'ORO
Guardo sti fronne culurate d'oro, a' ffesta s'è vestuta ogge 'a campagna, ottòvre chianu chiano se ne more, canta allero nu mierùlo sulagno... E penzo, penzo, arreto a stu balcone, e penzo ancora e sto' guardanno fora, vurria turna' a'o passato, nu guaglione, primma che 'a vita me spezzasse 'o core... Quanno 'e staggione cagnano, che pena, 'e juorne? Songo tutte eguale a ll'ate, sulo malincunia pe dint''e vvene, 'o bbene e 'a fantasia... stanno malate... So' na palomma ca ha sbagliata 'a via, nun voglio vula' cchiu', me manca 'a forza... mo ca nun ce staje tu, che malatia, tengo 'e cervelle nchiuse int'a' na morza.. E guardo, guardo 'e ffronne culor d'oro che aspettano 'e cadè, c''o primmo viento, l'autunno chianu chiano se ne more, nun canta allero 'o mierùlo...è lamiento!
Commentare questa lirica pregna di malinconia e di ricordi passati non è facile anche per me che ne sono l'autore. Restano sensazioni dolci, malinconiche di un passato perduto e rimpianto, di cio' che andava fatto e non è stato fatto e quello da evitare e che invece non è stato evitato. Guardare questo sole autunnale che tinge tutta la campagna color d'oro specialmente al calar del tramonto mette una malinconia struggente, si cerca quello che vorresti più della tua vita e che non hai o che non puoi avere, è come un viale dei passi perduti ed il pensiero rincorre i pensieri in un mulinello che non trova fine ed allora ecco lo scoramento, la farfalla che sbaglia via, ed anche il canto del merlo diventa lamento vedere che a poco a poco gli alberi si spogliano lasciando il tronco nudo, cosi come i sogni giovanili si infrangono con fragore e vanno via in pezzetti di cristallo dove sono andati a cozzare.(Bruno Zapparrata)
Postata nei commenti trovate la traduzione della poesia a cura dello stesso autore.
Passo sotto ar trionfale Er vecchietto me da er gironale
che te leggo che te vedo
Ridolini si Te prego
Famme ride solo tu Che de legge Non se ne po’ piu’
Oramai fa notizia Mica er bello, la delizia
Ma la sciagura o l’agguato, magari a morte de n’neonato
uno stupro, na rapina un’esposione da la cantina
dice mò pè fa la rima je parlamo da ‘bbenzina
li tornelli, er precariato, daje giu’ a perdifiato.
Poi la scola, i professori Famo sciopero e annamo fori
Tutti belli, tutti dritti Ma poi sur fatto stamo zitti
Alla fine della notizia Tra le righe e regolini
Famo sparì pure a monnezza,
quanto me manchi RIDOLINI.
Un omaggio a Larry Semon (West Point, 16 luglio 1889 – Victorville, 8 ottobre 1928) , in Italia conosciuto come Ridolini, è stato un attore, produttore cinematografico e regista statunitense nell'epoca del film muto. Larry Semon, maschera caratteristica, clown per eccellenza: viso infarinato, candido, su cui campeggia un naso smisurato e ricurvo, due occhi tondi in un viso affilato, pantaloni sorretti altissimi appena sotto le ascelle ma che lasciano scoperte le caviglie ed un cappellaccio che non casca mai nemmeno nelle ardite acrobazie, Larry Semon all’apice della sua carriera seppe rivaleggiare alla pari con i grandi della commedia: Charlie Chaplin, Harold Lloyd, Buster Keaton, contendendosi i favori del pubblico. In particolare amato per il suo stile semplice, tutto gags, azione, movimento, certo meno poetico del grande Charlot ma in compenso immediatamente accessibile. Oggi ritenuto, a torto, un comico minore, ma la sua indubbia levatura artistica ne perpetua la memoria. (fonte)
Acuti strazi m’infliggean dolore Supina e inerme giacevo muta Quei luoghi cari, sì perdean colore Siffatta notte m’abbandonai sparuta
Un coro gaio e amico udii lontano D’arretro mi chiamavan moleste voci Guardinga mi fermai e attesi invano Quell’alito di vita d’in su le foci
L’anima abbandonò le membra stanche Triste affiorò il ricordo del palpito materno Ti vidi nella notte con le tue gote bianche Nulla potei …. E assaporai l’eterno
Fu balenante l’attimo e ti toccai il cuore Sgorgaron dai tuoi occhi lacrime amare E tu capisti allor la gioia e il mio dolore Di questa morte, figlia, ancor per te mi duole.
Le mie poesie non hanno mai un titolo perchè sgorgano all'improvviso ... figlie delle mie sensazioni interiori, che vanno a tingere d'inchiostro bianchi fogli di carta. Rileggendo poi quei pensieri, che attraversano velocemente la mia mente trasformati in parole scritte, mi accingo a dare un titolo che ogni volta, però, mi appare limitativo. La poesia "distacco" si riferisce alle sensazioni che provai nell'attimo in cui mia madre spirò. Stavo tornando da lei in ospedale e all'improvviso, mentre guidavo, sentii un dolore lacerante al cuore, come se qualcosa si stesse distaccando da me ... in quell'attimo mia madre morì. Dopo circa un anno mi ritrovai a passare nello stesso posto e alla stessa ora ... stavo guidando e provai lo stesso lacerante dolore ... mi fermai e scrissi ... era un messaggio d'amore ... ciò che lei aveva provato nell'attimo del suo trapasso. (Carla Fortebracci)
A questa luna introversa che disdegna di illuminare le ombre. A questa luna lunatica che non si allunga più sugli angoli delle mie mura sbriciolate, ora annerite, un po’ammuffite.
A questa luna cieca che rende il mio nero ancor più nero. A questa luna pigra che non ha voglia di colorare di bianco il mio bianco e il mio rosso di rosso. A questa luna risentita disamorata ed assente quasi offesa, indolente, che si nasconde dietro nuvole uggiose.
A questa luna ormai stanca che non sopporta teste chine e nasi appesantiti di innamorati svogliati che non sognano più abbracci rubati nei campi di grano e mani vogliose frugare sull’acre frutto nascosto e sentir mugolare la lupa solitaria.
A questa luna che non si tuffa più ad illuminare il pozzo dove ormai languono desideri tristemente avvizziti.
Mi sono volutamente adombrare, immalinconire.... per sentire meglio il disagio una luna che si sente messa da parte dai giovani, forse poco romantici? Non alzano il naso per guardarla ed ispirarsi, osservarla oltre le sue macchie. Non notano più quando occhieggia tra i cirri creando impreviste zone d'ombra, e la luce ad intermittenza fa da paravento a messaggi più che subliminali, ma...forse..... sono più presi da una musica assordante, da sballare, in una auto parcheggiata a lato di una strada...... Forse sono finiti i desideri?
Mentre te scrivo pe te da' ll'addio, lenta scenne na lacrema sulagna, t'aggio vuluto bbene e 'o ssape Dio chello ca sto' suffrenno e nun me lagno... Dinto a sta goccia fatta 'e sentimento se legge nu capitulo 'e rumanzo, addò ce steva scritto, statte attiento... te può abbruscià, pirciò te scrivo e penzo... Penzo 'e te dà ll'addio cu tutt''o core, st'ammore ormaie è paggina ngialluta 'e nu libbro ca nun s'è nchiuso ancora, chi sa' pecchè tu...nun te ne si' ghiuta.. Senza aspetta' dimane, si, songh'io ca scippo chesta mala calamita, na lacrema pe te manna' ll'addio e pe straccià na paggina d''a vita !
Inviare con una poesia un'addio alla presunta persona amata è cosa usuale e ormai desueta, ma l'attaccamento che ho io a questi pochi versi che rappresentano ancora oggi uno spaccato sofferto ma bello della mia vita, mi spingono a pubblicarla. Oggi come potete leggere io scrivo altro tipo di poesia ma non si puo' negare l'amore il quale non puo' essere sempre e solo sublime, non sempre trova la coppia d'accordo.Sull'amore si sono scritte oceani di poesie ma ognuno ha il suo amore personale come una impronta digitale, riconoscibile tra tutti. La poesia è commentabile da sola perchè scritta in un facilissimo dialetto e la relativa trasposizione in calce ne completa l'opera. Da autore su questa poesia do' un parere: E' un peccato di gioventu' che pero', attenzione, si puo' ripetere, per ciascuno di noi ad ogni età. Grazie. Bruno Zapparrata
Postata nei commenti trovate la traduzione letterale a cura delle stesso autore.
Io che nulla, di meglio, trovai da far su questo mondo, se non il ricercar dell’Uno, ancora oggi, ci riprovo.
Nel tentar d’avvertire senza soste o indugio tale Essenza, rimango le stesse volte delle prove castigato e mai piegato.
Imperituro così a macinar tempo in dubbi e ricerca sempre spendo che poi diviene prezioso al lustro del domani.
I miei occhi restano, al fronte dei ragionamenti delle vostre menti, piangenti ed impotenti, offrendo al pensiero sistematica l’idea di Minosse e i suoi gironi.
Ad osservare i vostri partitici voti nei ritmi estenuanti di considerazioni ridenti e tribali, costantemente vi ritrovo, imbonitori del nulla e giudici a go go.
Credete che l’ostie e le pagane offerte delle chiese vostre vi rendano pienezza di spirito e profondità d'animo, tanto cosi è, e solo può esser, se soddisfa il “vostro dio”..
Sì, nettare di vita del quale ho sempre sete ma con voi di “Padreterno spenti” non posso brindare e festeggiare, ed assai me ne dispiace!
Salta giù dal grattacielo in groppa al cavallo alato col verde mantello degli anni tuoi migliori. Calza ciabatte di nuvole, dipingi di rosso le gote, dell'orologio arresta l'usato ticchettio. Ti aspetto al centro dello spazio sconosciuto, ove comincia il viaggio lungo le strade dei sogni. Insieme a me nuoterai il dolce mar di miele, asciugarci poi potremo tra soffi di aerosol. E via di corsa lungo viali di stelle bersagliati da pioggia colorata di coriandoli. Stanchi la sera salteremo su guanciali colmi di petali di giglio e rannicchiati dormiremo sotto variopinte carte sottili di caramelle. All'alba l'amoroso canto di teneri uccelletti vibrando sulle ciglia indicherà la sveglia. Ancora vivo il sogno con un sorriso pigro, sulle strade della vita offre esistenzial ricordo.
Una esperienza onirica dove tutto è possibile. Dove la realtà si capovolge e rende ogni esperienza unica. Ancor più bella se vissuta con la persona amata che dorme accanto.Poi dolcemente arriva l'ora del risveglio, il sogno svanisce, ma qualcosa del sogno eccezionale resta per sempre dentro.
Non cercarmi nei sentieri di ghiaia al cimitero. Io sarò con te dovunque c’è campagna al tramonto, dove l’acqua riposa un poco e poi continua, dove il vento piega l’erba e va lontano. Sarò con te per darti una mano. Passiamo a guado insieme questo rivolo d’acqua fresca, dall’altra parte, sai, c’è un mandorlo in fiore. Vedrai È uno splendore. Su… coraggio. Andiamo!
Dedico questo video ad Alda Merini che certamente amava Fabrizio de André. Grazie Alda e grazie Faber per tutte le emozioni che ci avete regalato. ros
Quanta lacreme dinto a chist'uocchie! 'O dulore ca lacera 'o core è 'nu strazio ca nun tene storia; 'o pecchè? Nun 'o ssape nisciuno... Se n'è ghiuto senza di' 'na parola, senza manco nu vaso a sti figlie. C'ha pensato cammenanno pe' niente? Si sunnava abbracciato a 'e ricorde, chistu mare manteno 'o segreto. Si chiagneve e 'o core tremmava, sulo 'o cielo cu isso ha chiagnuto . Comme 'a fronne 'e 'na pianta malata, ha lassate'sta vita assaje ngrata e 'o turmiento, tenuto annascuso, è vulato c' 'o gelo 'e na notte. 'Nfaccia tene 'o surriso d' 'a pace c'ha truvato durmenne pe sempe. Nun chiagnite, stutate 'e rummore! Mo riposa cu 'n'angelo a fianco.
La vita vale sempre la pena che sia vissuta e se qualcuno, all'improvviso, vi rinuncia, resti impietrito a chiederti: perchè? E per quanto cercherai, non troverai mai una risposta. Potrai fare mille congetture, ma la verità resterà un segreto custodito da gli unici testimoni di un drammmatico istante: il cielo, il mare, l'aria stessa...E allora smettiamola di porci inutili domande e con il nostro silenzio rispettiamo una scelta...
(Dipinto: In Wahrheit ist es Liebe-Elvira Amrhein)
Scrutano mille sguardi dalle finestre socchiuse a sera lampioni accesi gettano luce fili di seta spettrale, sui muri parlano ricami di giovani che non usano voce, graffiti e silenzi carezze selvagge disegnano corpi, asfalto bagnato pioggia di luna rossastra si prende gioco di me. Notturno sospiri di carne tocco di dita roventi scivolano smaniose palpitando gemiti. Movenze di danza delineano spazi circostanti traiettorie allungate da passi slanciati oscillano sulle punte. Osservo una vetrina oggetti bizzarri silhouette di carta rumore di tacchi sul selciato, rincorro la mia ombra sul marciapiede destro, pensiero notturno lungo la strada che mi porta a te.
Questa poesia nasce dal desiderio di raccontare le sensazioni provate una sera, nell’attesa d’incontrare il mio amore. L’ambiente notturno ha un fascino particolare, direi magico, le luci hanno quella tonalità morbida, a volte spettrale, la notte è un luogo dove si esprimono i pensieri di chi non usa voce, in un percorso immaginario popolato di cose e di corpi che spiano, che si toccano, dove poter scrivere lasciando il segno di sé, amando, danzando come se fosse un teatro aperto alla strada; osservare oggetti bizzarri, seguire traiettorie rincorrendo la propria ombra, come cercare di trovare se stessi in quel pensiero che porta all’amore
È fuori dal vero la tua lacrima scende lenta in forzate brezze di fiato non puo’ rientrare nel solco richiuso ne spaventa la forza facilitata del patire
Un affanno inutile il lamento è udito dal solo tuo accordo tra le mine disseminate di terreni ostili ne contrae il registro intenso del ritardo
Una notifica di farsa la tua immagine giustificata dalla rovina di un ‘avventura in attività riesaminate senza condotta quale azzardo di un tenace banditore
La tua sorte sembra incitarti di presenze eclatanti senza timori nel profumo intenso del cabernet rosso segnandone il consumo indecente in infiniti sorsi
Che genio il tuo ingegno!
Inesperta a fronteggiare le tue mosse distendo l’invasione del dominio raggiungendo il posto nei miei abiti fidati in chignon di raso nelle mani del tuo tango
Il ritmo di parole che sole vagano alla ricerca della danza...io osservo il mondo alla velocità dei miei desideri ...le percepisco in perfezioni di suoni e poi le disegno attraverso il fuoco delle mie mani...un tango non è solo un ballo una poesia non è solo un insieme di versi...l'emozioni si.....sono quelle che entrano dentro senza lasciarsi oltrepassare! (Angela Olino)
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